E’ una questione di rispetto

Cari colleghi,

ARIA, come associazione di categoria, non può restare silenziosa di fronte all’ennesimo episodio avvenuto nel massimo campionato italiano e che ha coinvolto un allenatore (recidivo tra l’altro) che ha lanciato offese nei confronti di un componente del gruppo arbitrale, stando al rapporto del giudice sportivo nazionale.
Se da una parte ARIA sa bene che è necessario che tutti i colleghi siano pronti al confronto e alle critiche costruttive da parte dei colleghi più esperti, dei formatori e dei tecnici per il miglioramento dei singoli e quindi della collettività arbitrale, dall’altra si è altresì ben convinti che episodi come questo debbano essere stigmatizzati e che la solidarietà di tutto il movimento debba accostarci al collega malcapitato.
Apprezziamo che la giustizia sportiva non abbia lasciato l’episodio nell’indifferenza; tuttavia, forse è ora di intraprendere qualche azione più strutturata. Così come si è deciso che comportamenti pericolosi sul campo come i placcaggi “spear”e “a sgabello” debbano essere eradicati, sarebbe forse ora che anche i comportamenti che trascendono dalle discussioni nei limiti del rispetto reciproco e che sviliscono il nostro ruolo e l’immagine del nostro sport siano banditi una volta per tutte. Ci piacerebbe che gli organi preposti facessero sentire pubblicamente la loro voce per chiedere un cambiamento di rotta e far sentire che tutti noi siamo tutelati per il servizio che prestiamo allo sport che amiamo.
ARIA, come sempre, interpreta il sentimento del movimento a tutti i livelli: se non si parte dal rispetto ai massimi livelli, come lo potremo pretendere nei campi di periferia?
Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

ARIA

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