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La coppa del mondo è lontana

Buongiorno,

la World Rugby ha pubblicato (https://www.rugbyworldcup.com/news/419165) i nomi degli ufficiali di gara che saranno impegnati nella prossima coppa del mondo di Rugby in Giappone. Nessun italiano in nessun ruolo, come denunciato anche da vari blog di settore (https://ilgrillotalpa.com/2019/05/10/dirigenti-eterni-e-quei-fischi-azzurri-che-non-sentiremo-ai-mondiali/ , https://www.onrugby.it/2019/05/07/rugby-world-cup-2019-nominato-il-team-arbitrale-per-le-partite-iridate/?comments ): un passo indietro di quasi venti anni.




Possiamo fare due considerazioni su questa notizia, che sancisce la sconfitta definitiva per il movimento e di chi ha programmato e agito per la sua crescita.

Prendiamo atto del fallimento totale di chi si è occupato di formare gli arbitri per lanciarli sul palcoscenico internazionale. L’Accademia, ormai abbandonata, non ha prodotto il tanto inneggiato arbitro italiano al 6 Nazioni. Stessa cosa si può dire per l’operato dei responsabili dell’alto livello arbitrale, a cui viene contestata anche la gestione degli arbitri del Top 12 – le email scritte e recapitate alla CNAR dei nostri migliori colleghi ne è un esempio. 
Dalle sezioni, tramite i delegati eletti, giungono richieste pressanti riguardo alla programmazione e ai progetti per lo sviluppo degli arbitri che, approdati alle categorie nazionali, sono dispersi e abbandonati a loro stessi. Serve un cambio di rotta importante, non si può continuare a dire che stiamo andando nella direzione giusta: i risultati, purtroppo, dicono il contrario.



Un’ulteriore riflessione sulla causa di questo fallimento va ricercata nella mancanza di autonomia del modo arbitrale dalla federazione. Infatti il precedente consiglio della CNAr permise l’approvazione del nuovo regolamento organico, che di fatto ne sancì il passaggio sotto il pieno controllo della Commissione Tecnica Federale, presieduta da Francesco Ascione.

Quell’Ascione che, regolamenti alla mano, ha l’ultima parola sulle decisioni che indirizzano la politica del settore arbitrale e che oggi risultati alla mano non può fare altro che autocritica.


È evidente ormai che c’è qualcosa che non funziona a partire dai livelli più bassi del mondo arbitrale ed è necessario un cambio di rotta per invertire la tendenza negativa della nostra rappresentanza a livello internazionale e locale. Il capitale umano non manca, le competenze ci sono basterebbe prenderne atto e aprirsi a un confronto per cercare tutti insieme di programmare al meglio il prossimo quadriennio per portare un arbitro alla prossima coppa del mondo.  
 
Arbitri di Rugby Italiani Associati

Elezioni dei delegati e rappresentatività: la nuova sfida

E’ passato del tempo dall’ultimo comunicato, in cui segnalavamo con soddisfazione la pubblicazione delle tanto richieste designazioni internazionali e della liquidazione degli arretrati da parte della FIR (v. https://www.facebook.com/ariassociati.it/ dell’8 febbraio 2019). In questo periodo, l’associazione ha continuato a lavorare e ad osservare.

A lavorare, esatto. Voci davano l’associazione per svanita dopo la ripresa dei pagamenti. Voci maligne, purtroppo, di chi vede ARIA interessata solo all’interesse economico della categoria e che, magari volutamente, dimenticano gli interventi effettuati sulla formazione, sulla meritocrazia, sulla rappresentatività, per dirne alcune. Proprio sulla rappresentatività spendiamo due parole. Nell’ultimo bimestre sono state effettuate le assemblee locali per l’elezione dei delegati, primo passo per il consolidamento dell’attività sul territorio e per la creazione di una struttura democratica nel panorama arbitrale. Siamo soddisfatti di quanto sinora ottenuto e, nel contempo, intendiamo rivolgere un più insistente invito a tutti ad associarsi e a divenire protagonisti della vita del nostro movimento. Non è più il tempo per parlare senza agire, non si può lasciare ad altri il privilegio e l’opportunità di proporre, richiedere, decidere: ogni arbitro può e deve essere l’artefice dell’auspicato rinnovamento.

A osservare. Si sono svolti vari incontri, in questo periodo, fra il gruppo degli arbitri di Top 12, il CNAr ed il GTA. La notizia non è nuova ed è stata riportata da più parti, segno che le informazioni continuano a fluire. Sappiamo (noi, i nostri associati, i non associati, persino estranei al mondo arbitrale) di questi incontri e della volontà di affrontare e risolvere i problemi da parte dei migliori arbitri, associati e non. Auspichiamo che questa volontà dilaghi fra tutti, che non vi sia un semplice tifo per chi si sta spendendo concretamente, ma un seguito concreto. ARIA è convinta di questo: è tempo di agire, sostenendo i compagni di squadra con l’operato.

 

Arbitri di Rugby Italiani Associati

Gli obiettivi per il 2019

Care associate, cari associati,

Inizia il 2019, anno nel quale contiamo di realizzare i nostri obiettivi. La Magna Charta, che qui ripubblichiamo, è il documento che li racchiude integralmente, al quale abbiamo ispirato la nostra attività e che ci spinge a continuare ad andare avanti.

– Sono partite le assemblee elettive tra molti nostri associati. Altre sono in programma. È il primo passo verso la costruzione di una struttura democratica all’interno del settore arbitrale: mai, prima d’ora, si era avuta menzione di attività simili, mai siamo stati così vicini all’elezione dei nostri rappresentanti.

– Il lavoro di qualità deve essere premiato. Il merito riconosciuto. Il demerito, sia tecnico, sia amministrativo, non può essere scusato. Continueremo con forza sempre maggiore, senza timore di intraprendere iniziative forti, la nostra battaglia per la costruzione di un sistema meritocratico.

– Troppi colleghi hanno abbandonato l’attività o si stanno disamorando a causa di comunicazioni non chiare e promesse non mantenute. Troppi giovani sono disorientati dalla mancanza di trasparenza, non sapendo quale sia il loro percorso di crescita e quali gli strumenti a loro disposizione. Troppo, infine, si è detto sulle mancanze amministrative, che stanno esponendo da anni sia i nuovi arbitri, sia i più esperti a inaccettabili anticipi di spesa.

Felici di poter sentire la vostra voce, orgogliosi di poter dar voce ad ogni esigenza, auguriamo un buon 2019 a tutti.

ARIA

MAGNA CHARTA – A.R.I.A.

I Regolamenti Federali (R.O., Codice Etico, R.A.S., R.G.) definiscono con precisione i doveri degli arbitri di rugby. A tali obblighi devono però corrispondere altrettanti diritti.
L’Art. 65 – “Doveri e Diritti degli Arbitri” del novellato Regolamento Organico (Approvato dal Consiglio Federale con deliberazione nr. 110 del 24.11.2006 e s.m.i.) definisce 13 doveri e 2 soli diritti (rimborso e tessera SIAE).

Noi crediamo che questa prospettazione sia ingenerosa per i direttori di gara, che devono essere portatori anche di diritti. Qui tentiamo di definirli.

Diritto a essere indipendenti, imparziali, autonomi e privi di condizionamenti.
Diritto a essere rispettati.
Diritto a essere adeguatamente formati.
Diritto a essere informati circa le decisioni che li riguardano.
Diritto a essere parte del gioco.
Diritto a percepire un adeguato compenso ed al rimborso delle spese sostenute.
Diritto a un “ambiente di lavoro” sereno.
Diritto a essere equamente valutati.
Diritto a eleggere i propri rappresentanti.
Diritto a essere tutelati in sede di giustizia sportiva.
Diritto alla parità di trattamento rispetto ai tecnici, ai giocatori, ai dirigenti.
Diritto a essere adeguatamente rappresentati nei consessi internazionali.
Diritto all’assistenza sanitaria e assicurativa in caso di infortuni nell’esercizio della funzione o in preparazione a essa.

La grande tecnologia dell’amministrazione federale

Care colleghe, cari colleghi,

il giorno 21 dicembre l’ufficio amministrazione della FIR ha fatto arrivare ad alcune delle nostre caselle postali federali la missiva allegata. Nell’era della fatturazione elettronica per i professionisti, alcune note spese per i rimborsi di prestazioni arbitrali non saranno più accettate via posta elettronica.

Per prima cosa, non è chiaro a cosa ci si stia riferendo, visto che le tabelle rimborsi sono sparite dal sito federale e non è specificato di quali servizi si stia parlando, se non di generici “servizi nazionali”. In secondo luogo, la comodità e la sicurezza della tecnologia cedono il posto alle file agli uffici postali, allo spreco di tempo, carta, inchiostro. Ovviamente, nulla si sa anche riguardo alla modalità e alle spese di spedizione e men che meno se queste saranno rimborsate. Si tratterebbe di un anacronistico balzo indietro in modernità e snellimento della burocrazia e molti dubbi più che legittimi sorgono in merito a questa decisione.

E’ spontaneo chiedersi, inoltre, come mai l’amministrazione comunichi direttamente alla classe arbitrale senza alcun titolo e senza l’avallo da parte dell’organismo preposto alla gestione dei tesserati arbitri secondo le carte federali vigenti. La C.N.Ar. di recente è stata silenziosa come non mai. L’unica attività è stata l’aver rilasciato comunicati che sanno molto di propaganda. Come mai non ha ritenuto di dover illustrare e spiegare nei dettagli questa decisione, precisando limiti e provvedendo delucidazioni? Ancora una volta, dobbiamo forse concludere che la Commissione Nazionale Arbitri è soggetta (succube?) alle decisioni federali senza poterle discutere e fare proprie? Quella stessa Commissione che finge che ARIA non esista, salvo poi confermare in occasioni come questa che il suo ruolo di organizzazione, amministrazione e difesa della nostra classe è quantomeno debole?

Ci auguriamo davvero che almeno il presidente della C.N.Ar. sappia prendere la parola, provare a spiegare quanto accade e dare un segno di inversione di tendenza: la base e i colleghi tutti stanno sempre più disamorandosi e non basteranno più promesse per convincerli e convincerci che valga la pena continuare a finanziare la federazione col volontariato, il tempo, il denaro, la carta, l’inchiostro, le file alla posta…

Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

A.R.I.A.

(Lettera inviata dall’amministrazione FIR)

Top 12 e serie A: rose e fiori?

Il Gruppo Tecnico Arbitrale (GTA), organo non previsto dalle carte federali, ma che è nato con lo scopo di alzare il livello degli arbitri di punta italiani, ha recentemente focalizzato  l’attenzione sulla cooperazione tra arbitro e assistenti, il così detto “team arbitrale”. Infatti, il giudizio non positivo sull’operato del team nelle ultime stagioni dei campionati italiani ha portato il GTA a sottolineare quanto questo descrittore della prestazione degli arbitri di serie A e Top 12 necessiti di lavoro per migliorare.

A fronte di tali criticità, ARIA si chiede tuttavia quali proposte di correttivi siano state formulate dal Responsabile dell’alto livello e dal Responsabile dello sviluppo arbitrale all’interno del GTA. Già ad agosto, gli arbitri di Top 12 avevano chiesto riscontri più tempestivi, entro pochi giorni dalla gara. Non vorremmo ricordare, in effetti, come fino allo scorso anno fosse divenuta prassi il non ricevere il rapporto di valutazione, anche nelle gare di Eccellenza. Attualmente, le valutazioni dei singoli arbitri stanno arrivando in tempi ragionevoli, sebbene non tutte nella stessa modalità, ma non si può dire lo stesso per l’analisi delle criticità della giornata. Questa continua a non pervenire prima del venerdì, a poche ore dalle gare del turno successivo (e in alcuni casi non è stata inoltrata affatto): troppo tardi per essere di qualche utilità.

Ritardi come questo, così come le mancanze degli scorsi anni, non sono tollerabili da parte di professionisti ingaggiati della Federazione per fornire servizi di qualità ad arbitri che, a ogni livello, sono dilettanti. La situazione ovviamente non migliora nelle altre categorie nazionali e a livello base, visto che anche queste ultime lamentano formazione centrale carente. Si discute dell’introduzione di time-keeper, citing commissioner e TMO nel nostro massimo campionato ma a guardar bene mancano supporti ben più basilari.

In aggiunta a ciò, non sono più fornite nemmeno le radio per le comunicazioni tra arbitro e assistenti, né in serie A, né in Top12, già da alcuni anni. I neo promossi devono arrangiarsi come possono nelle manifestazioni ufficiali: c’è chi scende in campo sprovvisto, chi continua a usare kit degli anni passati nella speranza che durino per l’intera gara, chi li chiede in prestito ad altri colleghi, chi ha provveduto personalmente ad acquistarne uno proprio, per puro spirito di servizio e continuando, nei fatti, a finanziare la federazione.

Guardiamo la realtà: al di là di altisonanti proclami e progetti fantastici quanto fantasiosi, ai nostri migliori colleghi viene detto chiaramente “armatevi e partite”. Figuriamoci cosa possa accadere alla base, di cui ormai è solo ARIA a fare da portavoce.

Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

A.R.I.A.

Documenti ufficiali e risultati: i grandi scomparsi
Cari colleghi,
 
Temi molto cari ad ARIA sono quelli della trasparenza e della meritocrazia. Norme chiare, responsabilità chiare, criteri valutativi chiari sono garanzie di efficienza organizzativa e correttezza nei confronti di tutti i tesserati.
Questa chiarezza sembra sia venuta meno, a seguito di alcune scelte silenziose che hanno favorito la diffusione del caos e la transizione verso una realtà di disorganizzazione – o peggio. Da una parte, nell’inaccettabile situazione a cui sono giunti i tempi e le modalità di rimborso, si aggiunge anche la scomparsa della tabella dei rimborsi arbitrali dal sito della FIR. Chi inizia ad arbitrare, non ha la possibilità di sapere quali siano i suoi diritti e i suoi doveri (in particolare dal punto di vista fiscale). 
Inoltre, da tempo abbiamo segnalato ( https://ariassociati.it/che-fine-hanno-fatto-le-designazioni-internazionali/ ) come il quadro completo degli impegni internazionali dei nostri arbitri non sia più disponibile. La parziale e privata risposta dell’addetto stampa della Federazione non ha risolto il problema e permane il mutismo ostinato della CNAr e del GTA, che continuano a negare agli arbitri queste informazioni.
Tuttavia, la verità viene sempre a galla ed è sempre un male che emerga da fonti terze. E’ apparso online l’elenco degli arbitri designati per il prossimo Guinnes 6 Nations. Nessun italiano impegnato, neanche come secondo assistente. Il peggior risultato da quasi vent’anni. E’ lecito chiedersi: non si ha il coraggio di mettere nero su bianco la realtà per paura di evidenziare la nostra esclusione dalla scena internazionale? Si vuole coprire l’incapacità di chi ha fallito nel formare i migliori fischietti italiani? O di chi avrebbe dovuto procurargli maggiore spazio? Dov’è finito il sostegno promesso ripetutamente dal capo della Commissione Tecnica Federale al nostro settore?
Gli arbitri sono attualmente governati da un Consiglio della Commissione Nazionale Arbitri di cui non si hanno notizie – e che, per ammissione degli stessi consiglieri, è svuotato di ogni potere. Le uniche attività sembrano svolte dal Gruppo Tecnico Arbitrale, formato da professionisti, part time o full time, il cui compito è la formazione degli arbitri, ad ogni livello. Gli obiettivi del GTA erano chiari sin dalla costituzione: formare arbitri in grado di dirigere partite del 6 Nazioni. Da allora, l’Accademia ha chiuso i battenti ed abbiamo ottenuto l’esclusione da questo ultimo torneo. Chi è responsabile di questo fallimento? Quanto è costata la sua inefficienza alle casse federali? Sulla base di quali meriti continua ad operare, nonostante l’assenza di risultati?
Gli arbitri di Rugby ed il movimento rugbistico italiano, che hanno visto questo gruppo di stipendiati drenare risorse diversamente utilizzabili, attendono risposte chiare. Trasparenti. Premiare il demerito è l’ultima cosa che vorremmo vedere nel nostro movimento.
A.R.I.A.
Propaganda e proclami, ma i fatti cosa dicono?

Care colleghe, cari colleghi,

abbiamo letto sul sito federale un documento con cui si rappresenta la visita che il presidente della C.N.Ar. ha recentemente effettuato in Lombardia.

Anzitutto, dispiace dover notare come comunicati simili non siano apparsi dopo visite analoghe in altre parti d’Italia. Ci sono forse regioni più uguali di altre, o che meritano attenzioni mediatiche maggiori?

Andando avanti, i nostri associati presenti hanno riferito che, contrariamente a quanto riportato nel comunicato, pochissime unità della sezione di Brescia (la seconda più numerosa della regione) fossero presenti.  Altrettanto si può dire della sezione di Mantova. Non sembra che i toni entusiasti del documento trovino riscontro nella realtà della riunione.

L’impressione è che il comunicato “a cura della CNAr”, oltre a non parlare delle problematiche note del settore, sia quasi un atto di propaganda. Si vuole tacere di una realtà di caos e disomogeneità, dove la base ha davvero difficoltà a rapportarsi con i vertici, che sente sempre più distanti.

ARIA crede che gli arbitri italiani, che continuano a finanziare nei fatti l’attività federale, che sono lasciati senza autodeterminazione, con formazione carente e demandata alla buona volontà di pochi, meritino molto di più. Soprattutto, non meritano d’essere considerati privi di discernimento.

Non possiamo poi ignorare la realtà dei fatti, a margine di questi comunicati che lasciano intravedere solo situazioni rosee. C’è ancora incertezza. Ridicolo e grottesco è divenuto il gioco del rimpallo di responsabilità tra CNAr e amministrazione: di fatto, nessuno si assume la briga di garantire tempistiche certe per la liquidazione dei rimborsi.

Voci di vario genere circolano già sulle nuove tabelle, che sembra siano note ad alcuni e ad altri no. Come mai ci sono persone apparentemente informate e altre all’oscuro? Esistono colleghi più uguali di altri? Nell’incertezza che regna sovrana, senza una voce ufficiale che parli di fatti concreti, spazio è dato a speculazioni e ipotesi infelici, motivo per cui le fughe di notizie, nate per gioco o sbadataggine, rimbombano e si amplificano nel silenzio generale.

Vogliamo risposte certe a breve. Gli arbitri italiani di rugby, tutti, lo meritano.

Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

ARIA

In calce, l’articolo menzionato

https://federugby.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12670:il-presidente-cnar-incontra-il-gruppo-arbitrale-lombardo&catid=25:news-dalla-fir&Itemid=1016

Che fine hanno fatto le designazioni internazionali?

Care colleghe, cari colleghi,

è iniziata la fase dei test match autunnali, che vedranno impegnata la nostra Nazionale maggiore, ma le notizie circa le designazioni internazionali dei nostri arbitri scarseggiano.
Ad oggi, sul sito della Federazione Italiana Rugby, la tabella delle designazioni internazionali non risulta essere aggiornata dal 4 maggio 2018. Nonostante vengano pubblicati sporadicamente dei comunicati in occasione di alcuni appuntamenti, non c’è modo di avere un quadro completo dell’attività internazionale dei nostri migliori direttori di gara. Va detto che, sino a quella data, gli aggiornamenti del planning erano sempre state capillari e puntuali.
Riteniamo deleterio questo cambiamento di rotta verso la mancanza di comunicazione: finora, la tempestività e la trasparenza degli aggiornamenti hanno permesso a tutti di essere a conoscenza della considerazione in cui sono tenuti gli arbitri italiani e dello spazio che viene loro dato a livello internazionale.
Per i giovani arbitri, inoltre, il quadro delle designazioni internazionali ha sempre costituito fonte di motivazione: l’esempio ed i successi dei migliori stimolano a porsi degli obiettivi prestigiosi e ad impegnarsi per raggiungerli. Senza queste comunicazioni, non si può avere coscienza dello stato attuale, né del cambiamento negli anni dello spazio che viene riservato ai nostri arbitri internazionali, né di come vengano considerati all’estero

Aspettandoci un pronto ripristino di questa importante informazione sul sito della FIR, ci chiediamo a cosa vada attribuita questa mancanza. Non vogliamo supporre che venga ignorata l’opportunità di motivare la base, né che sia un modo per tenere all’oscuro delle scelte effettuate, né che questo sia un tentativo di nascondere un declino del prestigio dei nostri migliori fischietti.

Designazioni_Internazionali_Stagione_Sportiva_2017-2018_(agg._04.05.2018)

Arbitri di Rugby Italiani Associati

 

E’ una questione di rispetto

Cari colleghi,

ARIA, come associazione di categoria, non può restare silenziosa di fronte all’ennesimo episodio avvenuto nel massimo campionato italiano e che ha coinvolto un allenatore (recidivo tra l’altro) che ha lanciato offese nei confronti di un componente del gruppo arbitrale, stando al rapporto del giudice sportivo nazionale.
Se da una parte ARIA sa bene che è necessario che tutti i colleghi siano pronti al confronto e alle critiche costruttive da parte dei colleghi più esperti, dei formatori e dei tecnici per il miglioramento dei singoli e quindi della collettività arbitrale, dall’altra si è altresì ben convinti che episodi come questo debbano essere stigmatizzati e che la solidarietà di tutto il movimento debba accostarci al collega malcapitato.
Apprezziamo che la giustizia sportiva non abbia lasciato l’episodio nell’indifferenza; tuttavia, forse è ora di intraprendere qualche azione più strutturata. Così come si è deciso che comportamenti pericolosi sul campo come i placcaggi “spear”e “a sgabello” debbano essere eradicati, sarebbe forse ora che anche i comportamenti che trascendono dalle discussioni nei limiti del rispetto reciproco e che sviliscono il nostro ruolo e l’immagine del nostro sport siano banditi una volta per tutte. Ci piacerebbe che gli organi preposti facessero sentire pubblicamente la loro voce per chiedere un cambiamento di rotta e far sentire che tutti noi siamo tutelati per il servizio che prestiamo allo sport che amiamo.
ARIA, come sempre, interpreta il sentimento del movimento a tutti i livelli: se non si parte dal rispetto ai massimi livelli, come lo potremo pretendere nei campi di periferia?
Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

ARIA

Un profondo disagio ed alcune proposte

Care Colleghe, cari Colleghi,

è di queste ore la notizia che una parte dei rimborsi regionali è stata liquidata. Accogliamo il fatto con piacere: le nostre numerose segnalazioni hanno sicuramente contribuito a sbloccare questa situazione.

Occorre, tuttavia, evidenziare che questo risultato non è stato sufficiente a fermare le varie manifestazioni di malcontento. Da più parti, abbiamo dovuto raccogliere segnali di disamoramento per l’attività arbitrale, conseguenza di politiche profondamente sbagliate (scelte o imposte che fossero) e che stanno comprensibilmente inducendo molti arbitri, giovani e non, a non voler rinnovare il proprio tesseramento.

La richiesta, da parte della base del settore arbitrale, è di invertire la rotta ed iniziare ad attuare i seguenti correttivi.

  • Tutela sanitaria. Gli arbitri prestano la loro opera sul campo per conto della Federazione e sono atleti a tutti gli effetti. Deve essere data la possibilità di accedere, come in altri sport, a trattamenti fisioterapici e medici convenzionati. Devono essere note le coperture assicurative, con massimali, franchigie e metodologie di accesso alle coperture chiari.
  • Formazione. Il settore arbitrale ha al servizio un gruppo di sette tecnici professionisti, stando all’organigramma della CNAr, stipendiati per curare la formazione degli arbitri sul territorio. Si vuole comprendere quale sia l’apporto di questi professionisti, a fronte del costo che essi costituiscono per il settore arbitrale, vista la situazione di mancanza di progettualità.
  • La CNAr stata svuotata di potere negli ultimi anni. Le sue decisioni, anche in merito a promozioni e retrocessioni non sono più prese in totale autonomia, ma devono sottostare al vaglio della CTF e del Consiglio Federale: siamo al 20 luglio e si deve attendere la ratifica dei quadri nazionali da parte loro. Ciò alimenta le speculazioni su conflitto di interessi ed ingerenze, così come l’inserimento di figure esterne al mondo arbitrale  nella CNAr e nel comitato di designazione. E’ sentita, invece, la necessità di una CNAr che risponda alle esigenze degli arbitri e che gli dia piena rappresentanza, prevedendo la partecipazione ai lavori del consiglio di un arbitro eletto dalla base e non nominato
  • L’organizzazione delle regioni è in perenne stato di deroga. Le figure preposte alla gestione dovrebbero, a norma del R.O. essere individuate tra gli arbitri fuori ruolo. Attualmente, invece, per la maggior parte sono arbitri in attività, per i quali si è massicciamente fatto ricorso a deroghe. Questa situazione deve essere regolarizzata e normata, poiché un così esteso ricorso alle deroghe è evidentemente segno di una norma sbagliata ed inapplicabile. E’ necessario che le figure manageriali siano opportunamente formate.
  • Il sistema di rimborso forfettario è stato ideato col mero scopo di tagliare i costi e semplificare le procedure di liquidazione. Oltre ai problemi di cui abbiamo già discusso ( https://ariassociati.it/nuova-stagione-ma-i-problemi-restano/ ), esso ha generato solo caos sin dalla sua entrata in vigore. Per citare un esempio, per le trasferte nelle isole, si è ricorsi a deroghe a questo sistema. La FIR acquista i biglietti aerei a parte, necessariamente con partenza il giorno precedente alla gara, e lascia a carico dell’arbitro hotel, pasti, pernotto e tutte le altre spese vive. E’ richiesta la revisione totale di questo sistema, sulla cui efficacia nella riduzione dei costi nutriamo forti perplessità, per tornare alla più logica ed efficiente organizzazione precedente.
  • Le aleatorie tempistiche di rimborso sono diventate l’emblema della mancanza di considerazione per il settore. E’ richiesta una maggiore trasparenza, per cominciare, tramite una calendarizzazione delle date previste per i pagamenti ed il rispetto di un termine per il rimborso accettabile per gli arbitri che in molti casi svolgono questa attività per passione e a titolo di volontariato – ovvero, senza guadagnarci nulla.

Attendiamo tutti delle risposte, sia da parte della CNAr che dai vertici federali,  per arginare la fuga di tesserati che comprendiamo e a cui diamo voce, come alle altre iniziative che denunciano lo sconforto e il malessere della categoria.