Intervista a Giampaolo Celon del 28 maggio 2018

Buongiorno Giampaolo e grazie per il tempo e l’attenzione che hai deciso di dedicare ad ARIA.

Non credo che tu abbia bisogno di presentazioni nel nostro ambiente, ma ricordiamo ai più giovani che sei stato il Presidente CNAr dal 2001 al 2013.

Prima di tutto vorremmo chiederti di descriverci quale sia, a tuo giudizio, la situazione attuale del movimento arbitrale.

Purtroppo la situazione attuale del movimento arbitrale segue, in negativo, quella più in generale del movimento rugbistico italiano. La nostra Nazionale è precipitata nel ranking internazionale e si trova al 14° posto dopo Fiji, Giappone, Georgia e Tonga. 

Non va meglio per la categoria arbitrale che oggi, a livello internazionale, vivacchia di scambi e designazioni marginali, al pari di rumeni e spagnoli, e che, nel panel che conta, si ritrova con il solo Mitrea.

Andiamo male anche come numero di tesserati sul quale il Presidente della CNAr precedente all’attuale  continuava a millantare, dandolo, solo a parole, in grande aumento.

C’era chi ci credeva, ma la verità dei numeri, in costante progressivo aumento dal 2002, dice che a maggio 2013 i tesserati risultavano essere 1091. Per contro, dopo ben 5 anni, oggi risultano essere 1068 e quindi diminuiti.

Se vogliamo continuare a guardare il movimento interno, ci accorgiamo che la FIR, dal 2014, ha avviato una riforma del settore che ne ha modificato profondamente la struttura. Per come la vedo io, ciò ha gettato l’intero settore arbitrale in una profonda crisi dalla quale sarà molto difficile riprendersi. Il modo in cui sono stati trattati gli arbitri è stato davvero intollerabile e, purtroppo, tutto è passato sotto silenzio. 

Grazie ad una CNAr azzoppata e consenziente, è stato demolito tutto il possibile con una disinvoltura che non ha fatto certo onore agli “esperti” federali di allora, ancor oggi saldamente al comando, ed ai quali  sarebbe finalmente ora che in tanti, non solo gli addetti ai lavori, chiedessero conto con una decisa reazione.

Sono stati due anni di iniziative e scelte sconsiderate che hanno profondamente modificato la buona struttura arbitrale esistente, regalandone una disastrata all’attuale Presidente della CNAr

Come ho già detto, solo grazie ad una CNAr debole, senza esperienza, e sottomessa, (ovviamente mi riferisco alla precedente di quella attuale), scaltramente nominata in modo irrituale e senza il rispetto dell’allora Art. 66 del R.O., è stato possibile  realizzare una specie di fusione fra arbitri e tecnici, modificare  solo per gli arbitri una parte del Regolamento Organico e mettere, come figura apicale di riferimento, il responsabile dell’Area Tecnica al quale ci si deve sempre rivolgere prima di prendere qualsiasi iniziativa. 

Quella CNAr, ed il suo Presidente, saranno ricordati per essersi assunti una colpa storica sia in termini politici che tecnici.

Per essere più precisi, e senza entrare nei dettagli, nei due anni interessati, ed in assenza di una benché minima difesa dell’autonomia gestionale della categoria, dobbiamo prendere atto che:

  • E’ stato modificato il R.O. che ha sancito uno spacchettamento di funzioni e responsabilità, creando posizioni autonome e maggior burocrazia che, alla fine, possono portare a conflittualità, scarico di responsabilità e difficoltà nel misurare sia i risultati che il raggiungimento degli obiettivi;
  • E’ stata messa in discussione, per la prima volta, l’autonomia delle designazioni togliendo alla CNAr il diritto di nominare autonomamente  i designatori;
  • E’ stata drasticamente ristrutturata la “tabella dei rimborsi” forfettizzando le trasferte, mettendo un gettone fisso indipendente dalla distanza percorsa, eliminando il rimborso del cedolino stradale, azzerando le diarie dei giovani ammessi all’accademia;
  • E’ stato tagliato totalmente il premio incentivante, che andava riconosciuto alle Sezioni più attive nel reclutamento, ed i risultati si possono misurare con la mancata crescita dei tesserati negli ultimi cinque anni;
  • Con la convinzione di controllare la spesa, è stato riconosciuto a Coordinatori, ed ad altre figure tecnico organizzative, un gettone unico annuale. 

Mi vien da dire “comodo da incassare, ma disincentivante al darsi da fare”.

Se poi aggiungiamo:

  • Che i rimborsi, in particolare quelli a livello regionale, subiscono ritardi che, a quanto si dice, sono diventati insostenibili;
  • Che la CNAr è stata di fatto depotenziata e privata di ogni funzione “pensante”, di controllo,  e relazionale visto che i suoi consiglieri ammettono di sentirsi tagliati fuori dai canali di comunicazione con un GTA che ha assunto in sé, oltre che le funzioni esecutive, anche quelle progettuali;
  • Che con l’accettazione di una riforma imposta, e con la messa a riposo di una generazione di arbitri, osservatori, e dirigenti di peso, ma che potevano “impacciare” il debole manovratore, si è di fatto impoverita la categoria, limitata la sua “memoria storica”, e creata una notevole diminuzione del suo grado di credibilità anche nei confronti del mondo esterno; 
  • Che i Tutor, che un tempo venivano affiancati ad uno o più arbitri esordienti da seguire per l’intera stagione, vengono ora utilizzati saltuariamente e che, per ovviare, alcune sezioni si sono autotassate per seguire i loro giovani arbitri;
  • Che gli osservatori, sia nazionali che regionali, hanno visto drasticamente ridotte, se non azzerate, le loro uscite con tutte le conseguenze negative sull’aspetto formativo e valutativo. Funzioni  che interessano  maggiormente i giovani arbitri che dovrebbero rappresentare la forza ed il futuro della categoria;
  • Che l’Accademia Nazionale è stata chiusa e che non si è ancora visto un progetto organico alternativo, magari a carattere regionale;

Qual è la tua valutazione circa il peso internazionale (ed alle conseguenti designazioni di prestigio) degli arbitri italiani? Se da un lato Maria Beatrice Benvenuti continua ad ottenere designazioni importanti, dopo Marius Mitrea la situazione pare essere peggiorata notevolmente. Come giudichi i rapporti che la CNAr intrattiene con le organizzazioni europee e il lavoro svolto in questo settore?

Di solito usiamo definire “arbitri internazionali” tutti i nostri ragazzi che, in un modo od in un altro, dirigono partite di scambio all’estero, arbitrano in gare o tornei internazionali di livello minore e/o nei diversi campionati di Rugby Europe.

Sappiamo però che il Panel che conta è solo quello di RW e che per noi italiani l’unica via obbligata per aspirare ad entrarvi, e quindi avere la speranza di dirigere in Champions Cup, 6 N, sfide Tier 1 e Tier 2, o essere chiamati ai mondiali, passa necessariamente per il Panel del Top 14. 

E qui, purtroppo, nel 2011/12 avevamo 4 arbitri (era Pro 12) con 23 gare dirette, mentre oggi ci ritroviamo con il solo Mitrea con nove gare all’attivo. 

Il presente soffre di un ricambio generazionale pericoloso e tanti giovani, salutati come fenomeni, non sono ancora riusciti a decollare e guadagnare la stima degli organi internazionali.

C’è solo da sperare che Mitrea venga riconfermato, cosa che le recenti designazioni non sembrano garantire, e che maturi in fretta un giovane da mettergli a fianco.

Il quadro negativo si completa se pensiamo che le tenui speranze di vedere un fischietto italiano arbitrare nel 6N sono definitivamente sfumate ed in Rugby Europe, probabilmente per la politica ondivaga della nostra Federazione, abbiamo perso completamente visibilità e peso. 

Quella di Maria Beatrice Benvenuti è invece una situazione tutta particolare. Ricordo bene il suo “Vertical Take-Off “. 

Formatasi con i tutoraggi di Paolo Ventura, tutelata da Pietro Megha, e non ancora “prodotto finito”, per usare le parole di Steve Griffiths, ha avuto la fortuna di entrare a livello internazionale, in un momento favorevolissimo per il seven femminile, solo grazie all’intuito ed alla sagacia del nostro RDO Giulio De Santis che, all’epoca, era molto considerato ed aveva un peso politico di tutto rispetto nell’ambiente internazionale. 

Beatrice poi, con volontà, passione, impegno e determinazione, si è fatta apprezzare ed ha consolidato la sua posizione internazionale. Auguriamole di mantenerla ancora per lungo tempo. 

Mi va anche di ricordare che, all’epoca, un varco enorme si era aperto anche per il Seven Maschile e che Giulio De Santis, come per la Benvenuti, si era adoperato con successo per far entrare nel Panel il nostro Andrea Spadoni. Ma questa è un’altra storia che, purtroppo, non è finita bene e non mi va di raccontare. 

Che idea ti sei fatto circa il sistema di formazione, selezione e valutazione ora vigente? Lo ritieni soddisfacente? Come valuti la chiusura dell’Accademia di Tirrenia?

Non conosco i progetti e non partecipo ad incontri formativi per cui, sotto questo aspetto, mi è difficile dare un giudizio sulla didattica. Posso solo dire che conosco le ottime capacità di alcuni tecnici e sono sicuro che, con l’esperienza maturata ed i supporti informatici di cui oggi dispongono, avranno sicuramente elevato il tasso tecnico degli incontri e dei corsi arbitrali di alto livello.

Diversamente, per quanto riguarda la formazione di base, ho la netta impressione che sia stato accantonato un progetto della CNAr, da me presieduta, che era partito bene con una chiara mission che si può sintetizzare in:  “mobilità tecnici territoriali, visita mensile alle sezioni di competenza, stesse regole trattate mensilmente su tutto il territorio, materiale uniforme prodotto dal GTA” . 

Per meglio chiarire, il progetto, seguito da un calendario degli incontri da tenere in ogni semestre, era finalizzato a portare i tecnici di area a visitare mensilmente le sezioni di competenza trattando la stessa regola su tutto il territorio nazionale, e solo con materiale prodotto dal GTA aggiornato ed uguale per tutti.

Il sistema era pensato per diffondere in modo capillare la stessa voce tecnica su tutto il territorio nazionale con lo scopo di riaccendere interesse nelle Sezioni, favorire discussioni e dibattiti sulle regole e sulla loro interpretazione. 

Tutto questo per portare la base ad un omogeneo livello di conoscenza tecnica e per avvicinarsi ad un miglior livello  di  uniformità arbitrale.

Per la selezione e la Valutazione sono indispensabili i Tutor e gli Osservatori ma, a quanto mi risulta e come precedentemente anticipato, con la riforma “Gavazzi/Ascione” sono state le prime due categorie ad essere praticamente “messe a riposo”. 

Un altro settore che a nostro avviso richiede attenzione è quello della selezione: la gestione “contingentata” dei tutoraggi è solo uno degli aspetti che hanno modificato questo settore, ma che nei fatti hanno reso più difficile seguire gli arbitri in crescita. Che ne pensi?

Quando un giovane inizia ad arbitrare si avvia su un percorso di per sé difficile e pieno di difficoltà. La struttura lo dovrebbe guidare, formare, migliorare e giudicare. La sua formazione di base dipende molto dal Tutor assegnatogli e gli elementi utili per la sua più o meno felice carriera, ovviamente in relazione alle capacità individuali, vengono poi forniti dai Commissari valutatori. 

Tutor ed Osservatori svolgono una funzione fondamentale ed irrinunciabile ed è la loro presenza nelle Sezioni che lega inseparabilmente il passato con il futuro della Sezione stessa e, conseguentemente, anche passato e futuro di tutto il movimento arbitrale.

Contingentare o peggio mettere a riposo Tutor ed Osservatori significa penalizzare i giovani che devono ancora apprendere tutti i segreti di un buon arbitraggio e che in alcuni casi, sentendosi trascurati e poco supportati in campo, tendono ad abbandonare precocemente l’attività. 

Per contro, abbandona pure un gran numero di commissari con la conseguenza che si sta distruggendo quella che io ho sempre considerato la “piattaforma” di esperienze e valori dove si possono collocare tutte quelle risorse che smettono di arbitrare e che, trovando una nuova collocazione tecnica, rimangono nell’ambiente e garantiscono un ricambio vitale anche ai vertici tecnico dirigenziali della categoria.

Mi domando spesso dove vengono collocati, oggi, tutti quegli arbitri che appendono il fischietto al classico chiodo e che si ritrovano ancora con tanta passione e voglia di fare. Questi finiscono in una specie di limbo funzionale non coinvolgente che, in tempi più o meno lunghi, li porta alla disaffezione ed all’uscita definitiva dal movimento.

Come saprai certamente il tema dei rimborsi (soprattutto quelli forfait) sta incidendo negativamente sulle possibilità di reclutamento, crescita e sulla fuoriuscita di molti colleghi, anche esperti. Quale potrebbe essere la soluzione del problema?

Parlare di rimborsi con gli arbitri dopo la forfettizzazione, decisa in luogo di un più equo sistema di rimborso che partiva dalla “Diaria/Km”, si va a toccare il nervo più scoperto e sensibile della categoria.

Il sistema, che a differenza del passato è ora omnicomprensivo di diaria, chilometraggio, cedolino autostradale, pasti e pernottamento, penalizza eccessivamente i tesserati e li obbliga a fare i funamboli per evitare di rimetterci, in particolare nelle trasferte più lunghe. 

Si può anche aggiungere che la situazione si è ulteriormente aggravata a causa di inammissibili ritardi nei pagamenti, in particolare per gli arbitri regionali. Ciò risulta particolarmente incomprensibile dato che la motivazione principale del cambio di sistema di rimborso veniva spacciata per essere la necessità di semplificazione dei controlli, da parte dell’Amministrazione federale, con la conseguente pressoché automaticità tra svolgimento del servizio e liquidazione dello stesso. 

La forfetizzazione complica inoltre le problematiche del designatore che, oltre agli aspetti tecnici, deve tener anche conto degli aspetti logistici per bilanciare trasferte congrue con altre non congrue cercando di non apparire, agli occhi degli arbitri, come quello che accontenta un ristretto numero di fedeli amici assegnando loro le trasferte più corte e quindi più convenienti.

Mi chiedete quale potrebbe essere la soluzione del problema? 

Ritengo che si dovrebbe necessariamente passare per una completa revisione delle tabelle che, in una situazione normale, dovrebbe essere discussa a tavolino tra il Tesoriere FIR ed una rappresentanza della CNAr.

Purtroppo, è ormai cosa nota, la CNAr è una commissione depotenziata e di scarso   peso politico e l’unica controparte, anche in questo contesto, è sempre e comunque quella tecnica propensa a guardare più a se stessa che a capire le vere esigenze della categoria arbitrale.

Come valuti la situazione attuale dei gruppi arbitrali nazionali e, in particolare, di quello di Eccellenza?

Condivido le scelte dell’attuale GTA, simbolicamente approvate da una depotenziata CNAr, che ha ridotto a 15 il gruppo arbitri in Eccellenza ed a 25 quello di Serie A. 

Condivisibile pure che gli elenchi non siano chiusi ermeticamente, ma che qualche giovane emergente possa essere designato, durante la stagione e se meritevole, nella serie superiore a quella di appartenenza.

Entriamo un po’ di più nel nocciolo delle questioni: la divisione dei compiti “storica” fra CNAr e GTA pare essere stata sovvertita, con un sostanziale depotenziamento della Commissione. Cosa ne pensi?

Come la penso io non è un mistero, l’ho ribadito più volte ufficialmente, l’ho detto in precedenza durante quest’ intervista e lo ripeto anche ora.

La riforma Gavazzi/Ascione ha profondamente modificato l’organizzazione arbitrale riscrivendo il R.O., depotenziando la CNAr. e privandola  di ogni funzione “pensante” e quindi di ogni capacità progettuale. 

Una volta approvati i progetti di una CNAr. nel pieno dei poteri,  spetterebbe al GTA , controllato dalla stessa CNAr., metterli in esecuzione e rispondere responsabilmente sul  raggiungimento o meno degli obiettivi.

Diversamente succede oggi che il Consiglio si ritrova senza alcun potere e che, di fatto, il GTA funziona sia da organo politico che tecnico ma, cosa grave, risponde solo a se stesso, od al massimo ad Ascione, con un tasso di autoreferenzialità che, da queste parti, si potrebbe anche definire come un grave “conflitto di interessi “.

Con la riforma del Regolamento Organico per la prima volta chi gestisce il movimento arbitrale beneficia direttamente di un contratto FIR. Come valuti questa rivoluzione e quali possono essere gli effetti circa l’indipendenza della classe arbitrale?

Ho l’impressione che nel 2014 sia stata avviata una riforma del R.O., per il solo settore arbitrale, che più confusa di così non poteva essere e che ha avuto subito conseguenze deleterie per la nostra categoria privandola di ogni autonomia ed indipendenza 

Lo spacchettamento di funzioni, responsabilità e moltiplicazione di competenze, che spesso confliggono fra loro e burocratizzano l’esecuzione del nuovo regolamento, portano ad un impossibile rispetto delle norme e favoriscono le richieste di inevitabili deroghe attuative che, alla fine, vanno a vantaggio solo di chi decide quali deroghe concedere e come autorizzarle. Ciò inoltre dimostra ampiamente la scarsa conoscenza del settore da parte di chi tale riforma ha progettato, voluto e propugnato, pensando di poter contare su numeri tali da garantire il frazionamento di quelle che una volta si configuravano come funzioni collettive.

Per quanto riguarda diarie e rimborsi, sono dell’avviso che il nuovo R.O. non abbia cambiato nulla di fondamentale, rispetto al passato, tranne che precisare che ci sarà una tabella emanata dal CF per ciascuna stagione sportiva, cosa regolarmente non avvenuta, e che altri rimborsi saranno disciplinati da apposito regolamento.

Il mondo cambia ed il rugby pure. Se è cambiato il rugby sono cambiate anche le esigenze arbitrali ed io vedo favorevolmente la necessità di ricorrere a tecnici professionisti per seguire il settore in modo più diretto e professionale. 

Per contro, non condivido che anche per una parte dei dirigenti nazionali e regionali sia stato adottato il sistema di forfetizzare i rimborsi in contratti annuali. 

Per la dirigenza, e per altre funzioni espletate a livello regionale, ritengo più opportuno il rimborso spese/diaria in funzione dei servizi resi.

Non voglio fare “le pulci” a nessuno ma mi chiedo come si possano comportare, nel territorio di competenza, i Coordinatori, ed i Responsabili di Reclutamento, della Formazione, e della Selezione che, dopo essersi divisi un insignificante compenso forfettario, si accorgono che non è spesso sufficiente a coprire le spese vive. Ognuno è libero di darsi la risposta.

Qual è stata la tua reazione alla nascita di ARIA e come valuti questa iniziativa?

Il nostro movimento sbuffa e soffre sotto il peso di una crisi che sembra non conoscere fine e paga dazio di un fallimento politico, gestionale, ed anche di immagine della precedente CNAr.

Penso sia difficile tornare indietro per cui, per uscire da questa situazione, non resta che andare avanti con scelte nuove e rivoluzionarie.

Andare quindi avanti nella speranza:

  • Che i Consiglieri CNAr, in un sussulto di dignità, si decidano a rassegnare le dimissioni “per giusta causa”;
  • Che la FIR, prendendo atto delle dimissioni della CNAr, si decida una volta per tutte  ad  uscire dall’equivoco sopprimendo definitivamente  una Commissione già depotenziata ed inutile;
  • Che, copiando quanto fatto in Francia nello scorso 2016, si nomini un Direttore Nazionale Arbitri che, con la sua squadra di professionisti (GTA), gestisca il settore arbitri a 360 gradi e sia responsabile dei progetti presentati al CF, tramite la CTF, e risponda, in primis, sia della loro esecuzione che dell’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi.

In questo contesto, le cui leve decisionali e di potere sono in mano a professionisti contrattualizzati, viene da chiedersi chi dovrebbe rappresentare la categoria arbitrale ed adoperarsi per soddisfare le legittime aspettative dei suoi tesserati. LA RISPOSTA VIENE DA SOLA: – A R I A   !!!!! 

Hai avuto modo di leggere la Magna Charta di ARIA? Ritieni che vi siano dei punti di maggior importanza fra quelli indicati? C’è qualche argomento che ritieni sia stato trascurato?

Ho letto la Magna Carta e mi sono fatto la convinzione che rappresenti concretamente il pensiero di un gruppo di lavoro, valido e preparato, che conosce a fondo le problematiche del settore, anche quelle più nascoste, per averle effettivamente vissute e condivise all’interno del movimento arbitrale.

I principi dettati rappresentano un realistico punto di riferimento utile per progettare un “Piano Strategico”, che individui obiettivi e tappe per raggiungerli, indispensabile per un buon governo della categoria. 

Governo che dovrebbe essere nelle mani di una CNAr. nel pieno dei suoi poteri  ma la situazione odierna, per nulla chiara, fa palesemente capire che la Commissione non è per nulla legittimata ad operare in tal senso.

ARIA invece, se ben sostenuta da una base numerosa e coesa, può, come scritto sulla sua Magna Charta, supportare ed interloquire con chi di dovere per evidenziare criticità, suggerire idee e, soprattutto, vigilare affinché non siano prese, come qualche anno fa, decisioni biasimevoli contro gli interessi della categoria arbitrale.

Presidente, a nome degli associati, ARIA ti ringrazia per aver gentilmente dedicato tempo ed attenzione alle tematiche proposte, condividendo la tua opinione.

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