La coppa del mondo è lontana

Buongiorno,

la World Rugby ha pubblicato (https://www.rugbyworldcup.com/news/419165) i nomi degli ufficiali di gara che saranno impegnati nella prossima coppa del mondo di Rugby in Giappone. Nessun italiano in nessun ruolo, come denunciato anche da vari blog di settore (https://ilgrillotalpa.com/2019/05/10/dirigenti-eterni-e-quei-fischi-azzurri-che-non-sentiremo-ai-mondiali/ , https://www.onrugby.it/2019/05/07/rugby-world-cup-2019-nominato-il-team-arbitrale-per-le-partite-iridate/?comments ): un passo indietro di quasi venti anni.




Possiamo fare due considerazioni su questa notizia, che sancisce la sconfitta definitiva per il movimento e di chi ha programmato e agito per la sua crescita.

Prendiamo atto del fallimento totale di chi si è occupato di formare gli arbitri per lanciarli sul palcoscenico internazionale. L’Accademia, ormai abbandonata, non ha prodotto il tanto inneggiato arbitro italiano al 6 Nazioni. Stessa cosa si può dire per l’operato dei responsabili dell’alto livello arbitrale, a cui viene contestata anche la gestione degli arbitri del Top 12 – le email scritte e recapitate alla CNAR dei nostri migliori colleghi ne è un esempio. 
Dalle sezioni, tramite i delegati eletti, giungono richieste pressanti riguardo alla programmazione e ai progetti per lo sviluppo degli arbitri che, approdati alle categorie nazionali, sono dispersi e abbandonati a loro stessi. Serve un cambio di rotta importante, non si può continuare a dire che stiamo andando nella direzione giusta: i risultati, purtroppo, dicono il contrario.



Un’ulteriore riflessione sulla causa di questo fallimento va ricercata nella mancanza di autonomia del modo arbitrale dalla federazione. Infatti il precedente consiglio della CNAr permise l’approvazione del nuovo regolamento organico, che di fatto ne sancì il passaggio sotto il pieno controllo della Commissione Tecnica Federale, presieduta da Francesco Ascione.

Quell’Ascione che, regolamenti alla mano, ha l’ultima parola sulle decisioni che indirizzano la politica del settore arbitrale e che oggi risultati alla mano non può fare altro che autocritica.


È evidente ormai che c’è qualcosa che non funziona a partire dai livelli più bassi del mondo arbitrale ed è necessario un cambio di rotta per invertire la tendenza negativa della nostra rappresentanza a livello internazionale e locale. Il capitale umano non manca, le competenze ci sono basterebbe prenderne atto e aprirsi a un confronto per cercare tutti insieme di programmare al meglio il prossimo quadriennio per portare un arbitro alla prossima coppa del mondo.  
 
Arbitri di Rugby Italiani Associati

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