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La coppa del mondo è lontana

Buongiorno,

la World Rugby ha pubblicato (https://www.rugbyworldcup.com/news/419165) i nomi degli ufficiali di gara che saranno impegnati nella prossima coppa del mondo di Rugby in Giappone. Nessun italiano in nessun ruolo, come denunciato anche da vari blog di settore (https://ilgrillotalpa.com/2019/05/10/dirigenti-eterni-e-quei-fischi-azzurri-che-non-sentiremo-ai-mondiali/ , https://www.onrugby.it/2019/05/07/rugby-world-cup-2019-nominato-il-team-arbitrale-per-le-partite-iridate/?comments ): un passo indietro di quasi venti anni.




Possiamo fare due considerazioni su questa notizia, che sancisce la sconfitta definitiva per il movimento e di chi ha programmato e agito per la sua crescita.

Prendiamo atto del fallimento totale di chi si è occupato di formare gli arbitri per lanciarli sul palcoscenico internazionale. L’Accademia, ormai abbandonata, non ha prodotto il tanto inneggiato arbitro italiano al 6 Nazioni. Stessa cosa si può dire per l’operato dei responsabili dell’alto livello arbitrale, a cui viene contestata anche la gestione degli arbitri del Top 12 – le email scritte e recapitate alla CNAR dei nostri migliori colleghi ne è un esempio. 
Dalle sezioni, tramite i delegati eletti, giungono richieste pressanti riguardo alla programmazione e ai progetti per lo sviluppo degli arbitri che, approdati alle categorie nazionali, sono dispersi e abbandonati a loro stessi. Serve un cambio di rotta importante, non si può continuare a dire che stiamo andando nella direzione giusta: i risultati, purtroppo, dicono il contrario.



Un’ulteriore riflessione sulla causa di questo fallimento va ricercata nella mancanza di autonomia del modo arbitrale dalla federazione. Infatti il precedente consiglio della CNAr permise l’approvazione del nuovo regolamento organico, che di fatto ne sancì il passaggio sotto il pieno controllo della Commissione Tecnica Federale, presieduta da Francesco Ascione.

Quell’Ascione che, regolamenti alla mano, ha l’ultima parola sulle decisioni che indirizzano la politica del settore arbitrale e che oggi risultati alla mano non può fare altro che autocritica.


È evidente ormai che c’è qualcosa che non funziona a partire dai livelli più bassi del mondo arbitrale ed è necessario un cambio di rotta per invertire la tendenza negativa della nostra rappresentanza a livello internazionale e locale. Il capitale umano non manca, le competenze ci sono basterebbe prenderne atto e aprirsi a un confronto per cercare tutti insieme di programmare al meglio il prossimo quadriennio per portare un arbitro alla prossima coppa del mondo.  
 
Arbitri di Rugby Italiani Associati

Top 12 e serie A: rose e fiori?

Il Gruppo Tecnico Arbitrale (GTA), organo non previsto dalle carte federali, ma che è nato con lo scopo di alzare il livello degli arbitri di punta italiani, ha recentemente focalizzato  l’attenzione sulla cooperazione tra arbitro e assistenti, il così detto “team arbitrale”. Infatti, il giudizio non positivo sull’operato del team nelle ultime stagioni dei campionati italiani ha portato il GTA a sottolineare quanto questo descrittore della prestazione degli arbitri di serie A e Top 12 necessiti di lavoro per migliorare.

A fronte di tali criticità, ARIA si chiede tuttavia quali proposte di correttivi siano state formulate dal Responsabile dell’alto livello e dal Responsabile dello sviluppo arbitrale all’interno del GTA. Già ad agosto, gli arbitri di Top 12 avevano chiesto riscontri più tempestivi, entro pochi giorni dalla gara. Non vorremmo ricordare, in effetti, come fino allo scorso anno fosse divenuta prassi il non ricevere il rapporto di valutazione, anche nelle gare di Eccellenza. Attualmente, le valutazioni dei singoli arbitri stanno arrivando in tempi ragionevoli, sebbene non tutte nella stessa modalità, ma non si può dire lo stesso per l’analisi delle criticità della giornata. Questa continua a non pervenire prima del venerdì, a poche ore dalle gare del turno successivo (e in alcuni casi non è stata inoltrata affatto): troppo tardi per essere di qualche utilità.

Ritardi come questo, così come le mancanze degli scorsi anni, non sono tollerabili da parte di professionisti ingaggiati della Federazione per fornire servizi di qualità ad arbitri che, a ogni livello, sono dilettanti. La situazione ovviamente non migliora nelle altre categorie nazionali e a livello base, visto che anche queste ultime lamentano formazione centrale carente. Si discute dell’introduzione di time-keeper, citing commissioner e TMO nel nostro massimo campionato ma a guardar bene mancano supporti ben più basilari.

In aggiunta a ciò, non sono più fornite nemmeno le radio per le comunicazioni tra arbitro e assistenti, né in serie A, né in Top12, già da alcuni anni. I neo promossi devono arrangiarsi come possono nelle manifestazioni ufficiali: c’è chi scende in campo sprovvisto, chi continua a usare kit degli anni passati nella speranza che durino per l’intera gara, chi li chiede in prestito ad altri colleghi, chi ha provveduto personalmente ad acquistarne uno proprio, per puro spirito di servizio e continuando, nei fatti, a finanziare la federazione.

Guardiamo la realtà: al di là di altisonanti proclami e progetti fantastici quanto fantasiosi, ai nostri migliori colleghi viene detto chiaramente “armatevi e partite”. Figuriamoci cosa possa accadere alla base, di cui ormai è solo ARIA a fare da portavoce.

Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

A.R.I.A.

Che fine hanno fatto le designazioni internazionali?

Care colleghe, cari colleghi,

è iniziata la fase dei test match autunnali, che vedranno impegnata la nostra Nazionale maggiore, ma le notizie circa le designazioni internazionali dei nostri arbitri scarseggiano.
Ad oggi, sul sito della Federazione Italiana Rugby, la tabella delle designazioni internazionali non risulta essere aggiornata dal 4 maggio 2018. Nonostante vengano pubblicati sporadicamente dei comunicati in occasione di alcuni appuntamenti, non c’è modo di avere un quadro completo dell’attività internazionale dei nostri migliori direttori di gara. Va detto che, sino a quella data, gli aggiornamenti del planning erano sempre state capillari e puntuali.
Riteniamo deleterio questo cambiamento di rotta verso la mancanza di comunicazione: finora, la tempestività e la trasparenza degli aggiornamenti hanno permesso a tutti di essere a conoscenza della considerazione in cui sono tenuti gli arbitri italiani e dello spazio che viene loro dato a livello internazionale.
Per i giovani arbitri, inoltre, il quadro delle designazioni internazionali ha sempre costituito fonte di motivazione: l’esempio ed i successi dei migliori stimolano a porsi degli obiettivi prestigiosi e ad impegnarsi per raggiungerli. Senza queste comunicazioni, non si può avere coscienza dello stato attuale, né del cambiamento negli anni dello spazio che viene riservato ai nostri arbitri internazionali, né di come vengano considerati all’estero

Aspettandoci un pronto ripristino di questa importante informazione sul sito della FIR, ci chiediamo a cosa vada attribuita questa mancanza. Non vogliamo supporre che venga ignorata l’opportunità di motivare la base, né che sia un modo per tenere all’oscuro delle scelte effettuate, né che questo sia un tentativo di nascondere un declino del prestigio dei nostri migliori fischietti.

Designazioni_Internazionali_Stagione_Sportiva_2017-2018_(agg._04.05.2018)

Arbitri di Rugby Italiani Associati

 

E’ una questione di rispetto

Cari colleghi,

ARIA, come associazione di categoria, non può restare silenziosa di fronte all’ennesimo episodio avvenuto nel massimo campionato italiano e che ha coinvolto un allenatore (recidivo tra l’altro) che ha lanciato offese nei confronti di un componente del gruppo arbitrale, stando al rapporto del giudice sportivo nazionale.
Se da una parte ARIA sa bene che è necessario che tutti i colleghi siano pronti al confronto e alle critiche costruttive da parte dei colleghi più esperti, dei formatori e dei tecnici per il miglioramento dei singoli e quindi della collettività arbitrale, dall’altra si è altresì ben convinti che episodi come questo debbano essere stigmatizzati e che la solidarietà di tutto il movimento debba accostarci al collega malcapitato.
Apprezziamo che la giustizia sportiva non abbia lasciato l’episodio nell’indifferenza; tuttavia, forse è ora di intraprendere qualche azione più strutturata. Così come si è deciso che comportamenti pericolosi sul campo come i placcaggi “spear”e “a sgabello” debbano essere eradicati, sarebbe forse ora che anche i comportamenti che trascendono dalle discussioni nei limiti del rispetto reciproco e che sviliscono il nostro ruolo e l’immagine del nostro sport siano banditi una volta per tutte. Ci piacerebbe che gli organi preposti facessero sentire pubblicamente la loro voce per chiedere un cambiamento di rotta e far sentire che tutti noi siamo tutelati per il servizio che prestiamo allo sport che amiamo.
ARIA, come sempre, interpreta il sentimento del movimento a tutti i livelli: se non si parte dal rispetto ai massimi livelli, come lo potremo pretendere nei campi di periferia?
Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

ARIA

Lettera al presidente Mauro Dordolo e alla CNAr del 09/07/2018

Caro Mauro,
nel proprio intervento alla Conferenza nazionale arbitrale di Bologna del 30 giugno u.s., il

presidente federale Gavazzi ha riferito che la polizza assicurativa stipulata a beneficio dei tesserati arbitri avrebbe un costo di 110,00 € pro-capite, che sarebbe intenzione della FIR ridurre.

Nonostante il tema della tutela della salute e sicurezza sia di grande interesse per tutti gli arbitri, sul punto non c’è mai stata alcuna comunicazione diretta ai beneficiari di tale polizza assicurativa: a oggi, gli arbitri non ne conoscono le caratteristiche, né le garanzie che offre. Si aggiunga che l’importo indicato dal Presidente Gavazzi è sicuramente rilevante e lascia intendere una copertura assicurativa di discreta portata.

Come ben sai, l’associazione ARIA è estremamente sensibile a tale tematica e intende fare tutto quanto nelle proprie possibilità per tutelare la salute e la sicurezza degli arbitri italiani, dando altresì la massima informazione sul punto. Peraltro, l’associazione ARIA ha iniziato una ricerca di mercato volta a individuare eventuali polizze integrative da proporre ai propri associati al fine di garantire loro una copertura adeguata in caso di infortuni o incidenti di percorso.

Anche a tal fine, sono con la presente a richiederTi di voler inviare a noi e a tutti gli arbitri informazioni esaustive circa la sussistenza di una polizza assicurativa infortuni a loro beneficio e delle condizioni che la caratterizzano, così da garantire la prosecuzione delle azioni mirate a una tutela efficace della salute e sicurezza di tutti i tesserati arbitri.

Con i migliori saluti,

Il presidente pro-tempore di ARIA (Giuseppe Ruta)

Intervista a Giampaolo Celon del 28 maggio 2018

Buongiorno Giampaolo e grazie per il tempo e l’attenzione che hai deciso di dedicare ad ARIA.

Non credo che tu abbia bisogno di presentazioni nel nostro ambiente, ma ricordiamo ai più giovani che sei stato il Presidente CNAr dal 2001 al 2013.

Prima di tutto vorremmo chiederti di descriverci quale sia, a tuo giudizio, la situazione attuale del movimento arbitrale.

Purtroppo la situazione attuale del movimento arbitrale segue, in negativo, quella più in generale del movimento rugbistico italiano. La nostra Nazionale è precipitata nel ranking internazionale e si trova al 14° posto dopo Fiji, Giappone, Georgia e Tonga. 

Non va meglio per la categoria arbitrale che oggi, a livello internazionale, vivacchia di scambi e designazioni marginali, al pari di rumeni e spagnoli, e che, nel panel che conta, si ritrova con il solo Mitrea.

Andiamo male anche come numero di tesserati sul quale il Presidente della CNAr precedente all’attuale  continuava a millantare, dandolo, solo a parole, in grande aumento.

C’era chi ci credeva, ma la verità dei numeri, in costante progressivo aumento dal 2002, dice che a maggio 2013 i tesserati risultavano essere 1091. Per contro, dopo ben 5 anni, oggi risultano essere 1068 e quindi diminuiti.

Se vogliamo continuare a guardare il movimento interno, ci accorgiamo che la FIR, dal 2014, ha avviato una riforma del settore che ne ha modificato profondamente la struttura. Per come la vedo io, ciò ha gettato l’intero settore arbitrale in una profonda crisi dalla quale sarà molto difficile riprendersi. Il modo in cui sono stati trattati gli arbitri è stato davvero intollerabile e, purtroppo, tutto è passato sotto silenzio. 

Grazie ad una CNAr azzoppata e consenziente, è stato demolito tutto il possibile con una disinvoltura che non ha fatto certo onore agli “esperti” federali di allora, ancor oggi saldamente al comando, ed ai quali  sarebbe finalmente ora che in tanti, non solo gli addetti ai lavori, chiedessero conto con una decisa reazione.

Sono stati due anni di iniziative e scelte sconsiderate che hanno profondamente modificato la buona struttura arbitrale esistente, regalandone una disastrata all’attuale Presidente della CNAr

Come ho già detto, solo grazie ad una CNAr debole, senza esperienza, e sottomessa, (ovviamente mi riferisco alla precedente di quella attuale), scaltramente nominata in modo irrituale e senza il rispetto dell’allora Art. 66 del R.O., è stato possibile  realizzare una specie di fusione fra arbitri e tecnici, modificare  solo per gli arbitri una parte del Regolamento Organico e mettere, come figura apicale di riferimento, il responsabile dell’Area Tecnica al quale ci si deve sempre rivolgere prima di prendere qualsiasi iniziativa. 

Quella CNAr, ed il suo Presidente, saranno ricordati per essersi assunti una colpa storica sia in termini politici che tecnici.

Per essere più precisi, e senza entrare nei dettagli, nei due anni interessati, ed in assenza di una benché minima difesa dell’autonomia gestionale della categoria, dobbiamo prendere atto che:

  • E’ stato modificato il R.O. che ha sancito uno spacchettamento di funzioni e responsabilità, creando posizioni autonome e maggior burocrazia che, alla fine, possono portare a conflittualità, scarico di responsabilità e difficoltà nel misurare sia i risultati che il raggiungimento degli obiettivi;
  • E’ stata messa in discussione, per la prima volta, l’autonomia delle designazioni togliendo alla CNAr il diritto di nominare autonomamente  i designatori;
  • E’ stata drasticamente ristrutturata la “tabella dei rimborsi” forfettizzando le trasferte, mettendo un gettone fisso indipendente dalla distanza percorsa, eliminando il rimborso del cedolino stradale, azzerando le diarie dei giovani ammessi all’accademia;
  • E’ stato tagliato totalmente il premio incentivante, che andava riconosciuto alle Sezioni più attive nel reclutamento, ed i risultati si possono misurare con la mancata crescita dei tesserati negli ultimi cinque anni;
  • Con la convinzione di controllare la spesa, è stato riconosciuto a Coordinatori, ed ad altre figure tecnico organizzative, un gettone unico annuale. 

Mi vien da dire “comodo da incassare, ma disincentivante al darsi da fare”.

Se poi aggiungiamo:

  • Che i rimborsi, in particolare quelli a livello regionale, subiscono ritardi che, a quanto si dice, sono diventati insostenibili;
  • Che la CNAr è stata di fatto depotenziata e privata di ogni funzione “pensante”, di controllo,  e relazionale visto che i suoi consiglieri ammettono di sentirsi tagliati fuori dai canali di comunicazione con un GTA che ha assunto in sé, oltre che le funzioni esecutive, anche quelle progettuali;
  • Che con l’accettazione di una riforma imposta, e con la messa a riposo di una generazione di arbitri, osservatori, e dirigenti di peso, ma che potevano “impacciare” il debole manovratore, si è di fatto impoverita la categoria, limitata la sua “memoria storica”, e creata una notevole diminuzione del suo grado di credibilità anche nei confronti del mondo esterno; 
  • Che i Tutor, che un tempo venivano affiancati ad uno o più arbitri esordienti da seguire per l’intera stagione, vengono ora utilizzati saltuariamente e che, per ovviare, alcune sezioni si sono autotassate per seguire i loro giovani arbitri;
  • Che gli osservatori, sia nazionali che regionali, hanno visto drasticamente ridotte, se non azzerate, le loro uscite con tutte le conseguenze negative sull’aspetto formativo e valutativo. Funzioni  che interessano  maggiormente i giovani arbitri che dovrebbero rappresentare la forza ed il futuro della categoria;
  • Che l’Accademia Nazionale è stata chiusa e che non si è ancora visto un progetto organico alternativo, magari a carattere regionale;

Qual è la tua valutazione circa il peso internazionale (ed alle conseguenti designazioni di prestigio) degli arbitri italiani? Se da un lato Maria Beatrice Benvenuti continua ad ottenere designazioni importanti, dopo Marius Mitrea la situazione pare essere peggiorata notevolmente. Come giudichi i rapporti che la CNAr intrattiene con le organizzazioni europee e il lavoro svolto in questo settore?

Di solito usiamo definire “arbitri internazionali” tutti i nostri ragazzi che, in un modo od in un altro, dirigono partite di scambio all’estero, arbitrano in gare o tornei internazionali di livello minore e/o nei diversi campionati di Rugby Europe.

Sappiamo però che il Panel che conta è solo quello di RW e che per noi italiani l’unica via obbligata per aspirare ad entrarvi, e quindi avere la speranza di dirigere in Champions Cup, 6 N, sfide Tier 1 e Tier 2, o essere chiamati ai mondiali, passa necessariamente per il Panel del Top 14. 

E qui, purtroppo, nel 2011/12 avevamo 4 arbitri (era Pro 12) con 23 gare dirette, mentre oggi ci ritroviamo con il solo Mitrea con nove gare all’attivo. 

Il presente soffre di un ricambio generazionale pericoloso e tanti giovani, salutati come fenomeni, non sono ancora riusciti a decollare e guadagnare la stima degli organi internazionali.

C’è solo da sperare che Mitrea venga riconfermato, cosa che le recenti designazioni non sembrano garantire, e che maturi in fretta un giovane da mettergli a fianco.

Il quadro negativo si completa se pensiamo che le tenui speranze di vedere un fischietto italiano arbitrare nel 6N sono definitivamente sfumate ed in Rugby Europe, probabilmente per la politica ondivaga della nostra Federazione, abbiamo perso completamente visibilità e peso. 

Quella di Maria Beatrice Benvenuti è invece una situazione tutta particolare. Ricordo bene il suo “Vertical Take-Off “. 

Formatasi con i tutoraggi di Paolo Ventura, tutelata da Pietro Megha, e non ancora “prodotto finito”, per usare le parole di Steve Griffiths, ha avuto la fortuna di entrare a livello internazionale, in un momento favorevolissimo per il seven femminile, solo grazie all’intuito ed alla sagacia del nostro RDO Giulio De Santis che, all’epoca, era molto considerato ed aveva un peso politico di tutto rispetto nell’ambiente internazionale. 

Beatrice poi, con volontà, passione, impegno e determinazione, si è fatta apprezzare ed ha consolidato la sua posizione internazionale. Auguriamole di mantenerla ancora per lungo tempo. 

Mi va anche di ricordare che, all’epoca, un varco enorme si era aperto anche per il Seven Maschile e che Giulio De Santis, come per la Benvenuti, si era adoperato con successo per far entrare nel Panel il nostro Andrea Spadoni. Ma questa è un’altra storia che, purtroppo, non è finita bene e non mi va di raccontare. 

Che idea ti sei fatto circa il sistema di formazione, selezione e valutazione ora vigente? Lo ritieni soddisfacente? Come valuti la chiusura dell’Accademia di Tirrenia?

Non conosco i progetti e non partecipo ad incontri formativi per cui, sotto questo aspetto, mi è difficile dare un giudizio sulla didattica. Posso solo dire che conosco le ottime capacità di alcuni tecnici e sono sicuro che, con l’esperienza maturata ed i supporti informatici di cui oggi dispongono, avranno sicuramente elevato il tasso tecnico degli incontri e dei corsi arbitrali di alto livello.

Diversamente, per quanto riguarda la formazione di base, ho la netta impressione che sia stato accantonato un progetto della CNAr, da me presieduta, che era partito bene con una chiara mission che si può sintetizzare in:  “mobilità tecnici territoriali, visita mensile alle sezioni di competenza, stesse regole trattate mensilmente su tutto il territorio, materiale uniforme prodotto dal GTA” . 

Per meglio chiarire, il progetto, seguito da un calendario degli incontri da tenere in ogni semestre, era finalizzato a portare i tecnici di area a visitare mensilmente le sezioni di competenza trattando la stessa regola su tutto il territorio nazionale, e solo con materiale prodotto dal GTA aggiornato ed uguale per tutti.

Il sistema era pensato per diffondere in modo capillare la stessa voce tecnica su tutto il territorio nazionale con lo scopo di riaccendere interesse nelle Sezioni, favorire discussioni e dibattiti sulle regole e sulla loro interpretazione. 

Tutto questo per portare la base ad un omogeneo livello di conoscenza tecnica e per avvicinarsi ad un miglior livello  di  uniformità arbitrale.

Per la selezione e la Valutazione sono indispensabili i Tutor e gli Osservatori ma, a quanto mi risulta e come precedentemente anticipato, con la riforma “Gavazzi/Ascione” sono state le prime due categorie ad essere praticamente “messe a riposo”. 

Un altro settore che a nostro avviso richiede attenzione è quello della selezione: la gestione “contingentata” dei tutoraggi è solo uno degli aspetti che hanno modificato questo settore, ma che nei fatti hanno reso più difficile seguire gli arbitri in crescita. Che ne pensi?

Quando un giovane inizia ad arbitrare si avvia su un percorso di per sé difficile e pieno di difficoltà. La struttura lo dovrebbe guidare, formare, migliorare e giudicare. La sua formazione di base dipende molto dal Tutor assegnatogli e gli elementi utili per la sua più o meno felice carriera, ovviamente in relazione alle capacità individuali, vengono poi forniti dai Commissari valutatori. 

Tutor ed Osservatori svolgono una funzione fondamentale ed irrinunciabile ed è la loro presenza nelle Sezioni che lega inseparabilmente il passato con il futuro della Sezione stessa e, conseguentemente, anche passato e futuro di tutto il movimento arbitrale.

Contingentare o peggio mettere a riposo Tutor ed Osservatori significa penalizzare i giovani che devono ancora apprendere tutti i segreti di un buon arbitraggio e che in alcuni casi, sentendosi trascurati e poco supportati in campo, tendono ad abbandonare precocemente l’attività. 

Per contro, abbandona pure un gran numero di commissari con la conseguenza che si sta distruggendo quella che io ho sempre considerato la “piattaforma” di esperienze e valori dove si possono collocare tutte quelle risorse che smettono di arbitrare e che, trovando una nuova collocazione tecnica, rimangono nell’ambiente e garantiscono un ricambio vitale anche ai vertici tecnico dirigenziali della categoria.

Mi domando spesso dove vengono collocati, oggi, tutti quegli arbitri che appendono il fischietto al classico chiodo e che si ritrovano ancora con tanta passione e voglia di fare. Questi finiscono in una specie di limbo funzionale non coinvolgente che, in tempi più o meno lunghi, li porta alla disaffezione ed all’uscita definitiva dal movimento.

Come saprai certamente il tema dei rimborsi (soprattutto quelli forfait) sta incidendo negativamente sulle possibilità di reclutamento, crescita e sulla fuoriuscita di molti colleghi, anche esperti. Quale potrebbe essere la soluzione del problema?

Parlare di rimborsi con gli arbitri dopo la forfettizzazione, decisa in luogo di un più equo sistema di rimborso che partiva dalla “Diaria/Km”, si va a toccare il nervo più scoperto e sensibile della categoria.

Il sistema, che a differenza del passato è ora omnicomprensivo di diaria, chilometraggio, cedolino autostradale, pasti e pernottamento, penalizza eccessivamente i tesserati e li obbliga a fare i funamboli per evitare di rimetterci, in particolare nelle trasferte più lunghe. 

Si può anche aggiungere che la situazione si è ulteriormente aggravata a causa di inammissibili ritardi nei pagamenti, in particolare per gli arbitri regionali. Ciò risulta particolarmente incomprensibile dato che la motivazione principale del cambio di sistema di rimborso veniva spacciata per essere la necessità di semplificazione dei controlli, da parte dell’Amministrazione federale, con la conseguente pressoché automaticità tra svolgimento del servizio e liquidazione dello stesso. 

La forfetizzazione complica inoltre le problematiche del designatore che, oltre agli aspetti tecnici, deve tener anche conto degli aspetti logistici per bilanciare trasferte congrue con altre non congrue cercando di non apparire, agli occhi degli arbitri, come quello che accontenta un ristretto numero di fedeli amici assegnando loro le trasferte più corte e quindi più convenienti.

Mi chiedete quale potrebbe essere la soluzione del problema? 

Ritengo che si dovrebbe necessariamente passare per una completa revisione delle tabelle che, in una situazione normale, dovrebbe essere discussa a tavolino tra il Tesoriere FIR ed una rappresentanza della CNAr.

Purtroppo, è ormai cosa nota, la CNAr è una commissione depotenziata e di scarso   peso politico e l’unica controparte, anche in questo contesto, è sempre e comunque quella tecnica propensa a guardare più a se stessa che a capire le vere esigenze della categoria arbitrale.

Come valuti la situazione attuale dei gruppi arbitrali nazionali e, in particolare, di quello di Eccellenza?

Condivido le scelte dell’attuale GTA, simbolicamente approvate da una depotenziata CNAr, che ha ridotto a 15 il gruppo arbitri in Eccellenza ed a 25 quello di Serie A. 

Condivisibile pure che gli elenchi non siano chiusi ermeticamente, ma che qualche giovane emergente possa essere designato, durante la stagione e se meritevole, nella serie superiore a quella di appartenenza.

Entriamo un po’ di più nel nocciolo delle questioni: la divisione dei compiti “storica” fra CNAr e GTA pare essere stata sovvertita, con un sostanziale depotenziamento della Commissione. Cosa ne pensi?

Come la penso io non è un mistero, l’ho ribadito più volte ufficialmente, l’ho detto in precedenza durante quest’ intervista e lo ripeto anche ora.

La riforma Gavazzi/Ascione ha profondamente modificato l’organizzazione arbitrale riscrivendo il R.O., depotenziando la CNAr. e privandola  di ogni funzione “pensante” e quindi di ogni capacità progettuale. 

Una volta approvati i progetti di una CNAr. nel pieno dei poteri,  spetterebbe al GTA , controllato dalla stessa CNAr., metterli in esecuzione e rispondere responsabilmente sul  raggiungimento o meno degli obiettivi.

Diversamente succede oggi che il Consiglio si ritrova senza alcun potere e che, di fatto, il GTA funziona sia da organo politico che tecnico ma, cosa grave, risponde solo a se stesso, od al massimo ad Ascione, con un tasso di autoreferenzialità che, da queste parti, si potrebbe anche definire come un grave “conflitto di interessi “.

Con la riforma del Regolamento Organico per la prima volta chi gestisce il movimento arbitrale beneficia direttamente di un contratto FIR. Come valuti questa rivoluzione e quali possono essere gli effetti circa l’indipendenza della classe arbitrale?

Ho l’impressione che nel 2014 sia stata avviata una riforma del R.O., per il solo settore arbitrale, che più confusa di così non poteva essere e che ha avuto subito conseguenze deleterie per la nostra categoria privandola di ogni autonomia ed indipendenza 

Lo spacchettamento di funzioni, responsabilità e moltiplicazione di competenze, che spesso confliggono fra loro e burocratizzano l’esecuzione del nuovo regolamento, portano ad un impossibile rispetto delle norme e favoriscono le richieste di inevitabili deroghe attuative che, alla fine, vanno a vantaggio solo di chi decide quali deroghe concedere e come autorizzarle. Ciò inoltre dimostra ampiamente la scarsa conoscenza del settore da parte di chi tale riforma ha progettato, voluto e propugnato, pensando di poter contare su numeri tali da garantire il frazionamento di quelle che una volta si configuravano come funzioni collettive.

Per quanto riguarda diarie e rimborsi, sono dell’avviso che il nuovo R.O. non abbia cambiato nulla di fondamentale, rispetto al passato, tranne che precisare che ci sarà una tabella emanata dal CF per ciascuna stagione sportiva, cosa regolarmente non avvenuta, e che altri rimborsi saranno disciplinati da apposito regolamento.

Il mondo cambia ed il rugby pure. Se è cambiato il rugby sono cambiate anche le esigenze arbitrali ed io vedo favorevolmente la necessità di ricorrere a tecnici professionisti per seguire il settore in modo più diretto e professionale. 

Per contro, non condivido che anche per una parte dei dirigenti nazionali e regionali sia stato adottato il sistema di forfetizzare i rimborsi in contratti annuali. 

Per la dirigenza, e per altre funzioni espletate a livello regionale, ritengo più opportuno il rimborso spese/diaria in funzione dei servizi resi.

Non voglio fare “le pulci” a nessuno ma mi chiedo come si possano comportare, nel territorio di competenza, i Coordinatori, ed i Responsabili di Reclutamento, della Formazione, e della Selezione che, dopo essersi divisi un insignificante compenso forfettario, si accorgono che non è spesso sufficiente a coprire le spese vive. Ognuno è libero di darsi la risposta.

Qual è stata la tua reazione alla nascita di ARIA e come valuti questa iniziativa?

Il nostro movimento sbuffa e soffre sotto il peso di una crisi che sembra non conoscere fine e paga dazio di un fallimento politico, gestionale, ed anche di immagine della precedente CNAr.

Penso sia difficile tornare indietro per cui, per uscire da questa situazione, non resta che andare avanti con scelte nuove e rivoluzionarie.

Andare quindi avanti nella speranza:

  • Che i Consiglieri CNAr, in un sussulto di dignità, si decidano a rassegnare le dimissioni “per giusta causa”;
  • Che la FIR, prendendo atto delle dimissioni della CNAr, si decida una volta per tutte  ad  uscire dall’equivoco sopprimendo definitivamente  una Commissione già depotenziata ed inutile;
  • Che, copiando quanto fatto in Francia nello scorso 2016, si nomini un Direttore Nazionale Arbitri che, con la sua squadra di professionisti (GTA), gestisca il settore arbitri a 360 gradi e sia responsabile dei progetti presentati al CF, tramite la CTF, e risponda, in primis, sia della loro esecuzione che dell’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi.

In questo contesto, le cui leve decisionali e di potere sono in mano a professionisti contrattualizzati, viene da chiedersi chi dovrebbe rappresentare la categoria arbitrale ed adoperarsi per soddisfare le legittime aspettative dei suoi tesserati. LA RISPOSTA VIENE DA SOLA: – A R I A   !!!!! 

Hai avuto modo di leggere la Magna Charta di ARIA? Ritieni che vi siano dei punti di maggior importanza fra quelli indicati? C’è qualche argomento che ritieni sia stato trascurato?

Ho letto la Magna Carta e mi sono fatto la convinzione che rappresenti concretamente il pensiero di un gruppo di lavoro, valido e preparato, che conosce a fondo le problematiche del settore, anche quelle più nascoste, per averle effettivamente vissute e condivise all’interno del movimento arbitrale.

I principi dettati rappresentano un realistico punto di riferimento utile per progettare un “Piano Strategico”, che individui obiettivi e tappe per raggiungerli, indispensabile per un buon governo della categoria. 

Governo che dovrebbe essere nelle mani di una CNAr. nel pieno dei suoi poteri  ma la situazione odierna, per nulla chiara, fa palesemente capire che la Commissione non è per nulla legittimata ad operare in tal senso.

ARIA invece, se ben sostenuta da una base numerosa e coesa, può, come scritto sulla sua Magna Charta, supportare ed interloquire con chi di dovere per evidenziare criticità, suggerire idee e, soprattutto, vigilare affinché non siano prese, come qualche anno fa, decisioni biasimevoli contro gli interessi della categoria arbitrale.

Presidente, a nome degli associati, ARIA ti ringrazia per aver gentilmente dedicato tempo ed attenzione alle tematiche proposte, condividendo la tua opinione.

“Progetto Tutor” e “Coach”

Successivamente alla prima fase di formazione, in cui si apprendono i fondamenti tecnici del gioco e dell’arbitraggio, la crescita degli arbitri deve affrontare il delicato passaggio alla fase di sviluppo. Per far fronte alla richiesta di arbitri di alto livello sempre più giovani, a partire dal 2005-2006 è stato avviato il cosiddetto “Progetto Tutor”. In ogni regione, agli arbitri ritenuti idonei ad intraprendere il percorso di sviluppo, veniva affiancato un tutor, con il compito di accelerarne il percorso di crescita. Al termine della stagione di affiancamento, durante la quale si era visionati almeno cinque volte dal tutor ed almeno tre da un assessor nazionale, veniva formulato un giudizio preliminare sull’idoneità dell’arbitro ad essere proposto per le categorie nazionali. Successivamente, sulla scorta delle valutazioni di tutor ed assessor,  la CNAr emetteva il giudizio finale: l’arbitro poteva essere promosso o restare in regione.

In questo modo, venivano formati gli arbitri che andavano a dirigere le gare a partire dalla serie B, serie A femminile e dell’allora esistente U20 “gruppo 1”, di competenza nazionale. Il percorso formativo, tuttavia, non terminava con questo passaggio. Il monitoraggio degli arbitri nazionali ad opera degli assessor, infatti, aveva sì lo scopo di fornire alla CNAr dati aggiornati sulla qualità delle prestazioni espresse sul campo, ma non risultava sufficiente per perfezionare le abilità arbitrali. Fu istituita, in maniera del tutto analoga alle altre Union,  la figura del “Coach referee”, apparentemente simile al tutor, ma col compito di terminare lo sviluppo delle abilità dell’arbitro ed affrontarne il perfezionamento.

Tanto nel progetto tutor quanto nell’attività dei coach, di fondamentale importanza era il coordinamento. Coach e tutor, oltre ad avere un continuo dialogo con i propri allievi, lavoravano in sinergia tra essi e con i propri referenti – l’RDO ed il responsabile del Progetto Tutor. In questo modo, fu possibile basare la formazione su principi e linee guida condivisi, elemento essenziale per l’ottenimento della “consistenza”, o “uniformità di giudizio”, da parte degli arbitri.

Oltre a questo – fondamentale – aspetto, fu possibile avviare un processo virtuoso di confronto tra formatori, che contribuiva al loro continuo aggiornamento tramite acquisizione e condivisione di competenze.

Parallelamente, nel 2008, nasceva l’Accademia Nazionale Arbitri, con sede a Tirrenia, in cui di anno in anno venivano inseriti 6-7 nuovi giovani, selezionati per potenzialità e disponibilità. Essa prevedeva un percorso formativo triennale, strutturato in incontri mensili di quattro giorni, la cui finalità era la preparazione degli arbitri per l’”alto livello”.

La valutazione complessiva dei risultati di questa struttura formativa richiederebbe una lunga analisi. E’ innegabile, tuttavia, la spinta che essa ha dato. Il processo di abbassamento dell’età media degli ufficiali di gara in tutte le categorie è stato notevolmente accelerato e i beneficiari di questo percorso sono arrivati a dirigere gare internazionali (PRO 12, FIRA – Rugby Europe, 6 Nazioni U20).

Questa spinta è stata ottenuta grazie alla progettazione dell’attività didattica, alla programmazione e all’acquisizione di feedback, fattori chiave in ogni ambito formativo, in particolare per quanto ideato dalla CNAr. Il processo virtuoso era stato avviato e stava producendo risultati interessanti. L’attività dei coach terminò di essere coordinata a partire dal 2010-2011 ed il “Progetto Tutor” non è più attivo, attualmente. Sicuramente, il blocco totale, per oltre metà stagione, dell’attività di tutor, assessor e coach imposto alla CNAr nel settembre del 2014 ha segnato l’azzeramento delle progettualità precedenti, momento dal quale la spinta formativa è venuta a mancare. Senza spinta, il livello tecnico degli arbitri è progredito per inerzia, in un percorso competitivo che, per sua natura, è perennemente in salita.

Il delicato tema dei rimborsi

ARIA ha realizzato uno studio volto ad analizzare le tempistiche con cui vengono corrisposti i rimborsi spese agli arbitri di rugby.

Occorre precisare che di rimborsi si tratta, poiché nella gran parte dei casi – ed in particolare per gli arbitri regionali – quella che viene definita “diaria” risulta appena sufficiente a rimborsare le spese sostenute per recarsi sui campi da gioco.
Si tratta infatti di spese vive, che gli arbitri anticipano per andare a svolgere la loro funzione, che debbono essere coperte con un gettone fisso, indipendente dalla distanza percorsa.

Lo studio copre le annate dal 2011 al 2017, poiché il dato per la stagione 2017-2018 non è ancora attendibile, e rappresenta una media nazionale, che tiene debitamente conto di casi estremamente positivi e negativi.

Nei grafici sono riportate le tempistiche medie di liquidazione (in giorni) a partire dalla data della prestazione. Sono state separate le prestazioni di competenza dei comitati regionali da quelle nazionali (dalla C1 in su).

Si nota immediatamente l’aumento delle tempistiche. Le categorie nazionali, inizialmente liquidate in 34 giorni, hanno più che raddoppiato il tempo di attesa. Analogo discorso per i regionali, passati da 60 giorni a 100: quasi tre mesi e mezzo, in media.

Oltre al tempo medio intercorrente tra prestazione e rimborso delle spese sostenute, c’è un altro dato importante, che spiega la percezione di abbandono fortemente sentita a livello regionale.

Ciò che si registra è anche un enorme aumento della variabilità di questi dati (valutata semplicemente tramite deviazione standard), visibile nel grafico, ed indicata in tabella. Si è passati da 16 giorni di variabilità per i nazionali (10 per i regionali) a quasi 80. Un esempio, per capire la situazione. Una prestazione regionale, nel 2011/2012, veniva liquidata da 50 a 70 giorni dopo. Attualmente, il rimborso può arrivare il mese successivo o sei mesi dopo. Tradotto in termini semplici: la tempistica media, oltre che allungarsi, è divenuta inattendibile.

La variabilità ha un peso notevole a tutti i livelli. Specialmente gli arbitri più giovani si trovano a dover anticipare con i propri mezzi – o talvolta chiedendo il supporto della propria famiglia – le spese di viaggio, che possono divenire rilevanti. Molti giovani U25, infatti, già appartengono alle categorie nazionali e debbono affrontare trasferte sull’intero suolo nazionale, con costi complessivi che, cumulandosi, possono arrivare ad alcune migliaia di euro. Essi vengono restituiti mesi dopo, senza interessi, né commissioni di scoperto, e senza date di rientro attendibili.

Come anticipato, i dati per il 2017/2018 sono parziali e, pertanto, non sono stati inclusi nello studio. Tuttavia, dalle informazioni che giungono da tutte le regioni italiane, si evince che gli arbitri ad oggi registrano un’esposizione fino all’80% delle gare sinora svolte a livello nazionale – ossia solo una su cinque è stata rimborsata – da inizio stagione sportiva, che supera il 90% a livello regionale.

L’attività arbitrale, sostanzialmente, è svolta grazie al finanziamento anticipato degli arbitri stessi. I quali, pazientemente, talvolta accusati di pensare più al denaro che al Rugby, scendono in campo ed arbitrano al meglio delle proprie possibilità. Comunque.

Elezioni dei delegati e rappresentatività: la nuova sfida

E’ passato del tempo dall’ultimo comunicato, in cui segnalavamo con soddisfazione la pubblicazione delle tanto richieste designazioni internazionali e della liquidazione degli arretrati da parte della FIR (v. https://www.facebook.com/ariassociati.it/ dell’8 febbraio 2019). In questo periodo, l’associazione ha continuato a lavorare e ad osservare.

A lavorare, esatto. Voci davano l’associazione per svanita dopo la ripresa dei pagamenti. Voci maligne, purtroppo, di chi vede ARIA interessata solo all’interesse economico della categoria e che, magari volutamente, dimenticano gli interventi effettuati sulla formazione, sulla meritocrazia, sulla rappresentatività, per dirne alcune. Proprio sulla rappresentatività spendiamo due parole. Nell’ultimo bimestre sono state effettuate le assemblee locali per l’elezione dei delegati, primo passo per il consolidamento dell’attività sul territorio e per la creazione di una struttura democratica nel panorama arbitrale. Siamo soddisfatti di quanto sinora ottenuto e, nel contempo, intendiamo rivolgere un più insistente invito a tutti ad associarsi e a divenire protagonisti della vita del nostro movimento. Non è più il tempo per parlare senza agire, non si può lasciare ad altri il privilegio e l’opportunità di proporre, richiedere, decidere: ogni arbitro può e deve essere l’artefice dell’auspicato rinnovamento.

A osservare. Si sono svolti vari incontri, in questo periodo, fra il gruppo degli arbitri di Top 12, il CNAr ed il GTA. La notizia non è nuova ed è stata riportata da più parti, segno che le informazioni continuano a fluire. Sappiamo (noi, i nostri associati, i non associati, persino estranei al mondo arbitrale) di questi incontri e della volontà di affrontare e risolvere i problemi da parte dei migliori arbitri, associati e non. Auspichiamo che questa volontà dilaghi fra tutti, che non vi sia un semplice tifo per chi si sta spendendo concretamente, ma un seguito concreto. ARIA è convinta di questo: è tempo di agire, sostenendo i compagni di squadra con l’operato.

 

Arbitri di Rugby Italiani Associati

Gli obiettivi per il 2019

Care associate, cari associati,

Inizia il 2019, anno nel quale contiamo di realizzare i nostri obiettivi. La Magna Charta, che qui ripubblichiamo, è il documento che li racchiude integralmente, al quale abbiamo ispirato la nostra attività e che ci spinge a continuare ad andare avanti.

– Sono partite le assemblee elettive tra molti nostri associati. Altre sono in programma. È il primo passo verso la costruzione di una struttura democratica all’interno del settore arbitrale: mai, prima d’ora, si era avuta menzione di attività simili, mai siamo stati così vicini all’elezione dei nostri rappresentanti.

– Il lavoro di qualità deve essere premiato. Il merito riconosciuto. Il demerito, sia tecnico, sia amministrativo, non può essere scusato. Continueremo con forza sempre maggiore, senza timore di intraprendere iniziative forti, la nostra battaglia per la costruzione di un sistema meritocratico.

– Troppi colleghi hanno abbandonato l’attività o si stanno disamorando a causa di comunicazioni non chiare e promesse non mantenute. Troppi giovani sono disorientati dalla mancanza di trasparenza, non sapendo quale sia il loro percorso di crescita e quali gli strumenti a loro disposizione. Troppo, infine, si è detto sulle mancanze amministrative, che stanno esponendo da anni sia i nuovi arbitri, sia i più esperti a inaccettabili anticipi di spesa.

Felici di poter sentire la vostra voce, orgogliosi di poter dar voce ad ogni esigenza, auguriamo un buon 2019 a tutti.

ARIA

MAGNA CHARTA – A.R.I.A.

I Regolamenti Federali (R.O., Codice Etico, R.A.S., R.G.) definiscono con precisione i doveri degli arbitri di rugby. A tali obblighi devono però corrispondere altrettanti diritti.
L’Art. 65 – “Doveri e Diritti degli Arbitri” del novellato Regolamento Organico (Approvato dal Consiglio Federale con deliberazione nr. 110 del 24.11.2006 e s.m.i.) definisce 13 doveri e 2 soli diritti (rimborso e tessera SIAE).

Noi crediamo che questa prospettazione sia ingenerosa per i direttori di gara, che devono essere portatori anche di diritti. Qui tentiamo di definirli.

Diritto a essere indipendenti, imparziali, autonomi e privi di condizionamenti.
Diritto a essere rispettati.
Diritto a essere adeguatamente formati.
Diritto a essere informati circa le decisioni che li riguardano.
Diritto a essere parte del gioco.
Diritto a percepire un adeguato compenso ed al rimborso delle spese sostenute.
Diritto a un “ambiente di lavoro” sereno.
Diritto a essere equamente valutati.
Diritto a eleggere i propri rappresentanti.
Diritto a essere tutelati in sede di giustizia sportiva.
Diritto alla parità di trattamento rispetto ai tecnici, ai giocatori, ai dirigenti.
Diritto a essere adeguatamente rappresentati nei consessi internazionali.
Diritto all’assistenza sanitaria e assicurativa in caso di infortuni nell’esercizio della funzione o in preparazione a essa.

La grande tecnologia dell’amministrazione federale

Care colleghe, cari colleghi,

il giorno 21 dicembre l’ufficio amministrazione della FIR ha fatto arrivare ad alcune delle nostre caselle postali federali la missiva allegata. Nell’era della fatturazione elettronica per i professionisti, alcune note spese per i rimborsi di prestazioni arbitrali non saranno più accettate via posta elettronica.

Per prima cosa, non è chiaro a cosa ci si stia riferendo, visto che le tabelle rimborsi sono sparite dal sito federale e non è specificato di quali servizi si stia parlando, se non di generici “servizi nazionali”. In secondo luogo, la comodità e la sicurezza della tecnologia cedono il posto alle file agli uffici postali, allo spreco di tempo, carta, inchiostro. Ovviamente, nulla si sa anche riguardo alla modalità e alle spese di spedizione e men che meno se queste saranno rimborsate. Si tratterebbe di un anacronistico balzo indietro in modernità e snellimento della burocrazia e molti dubbi più che legittimi sorgono in merito a questa decisione.

E’ spontaneo chiedersi, inoltre, come mai l’amministrazione comunichi direttamente alla classe arbitrale senza alcun titolo e senza l’avallo da parte dell’organismo preposto alla gestione dei tesserati arbitri secondo le carte federali vigenti. La C.N.Ar. di recente è stata silenziosa come non mai. L’unica attività è stata l’aver rilasciato comunicati che sanno molto di propaganda. Come mai non ha ritenuto di dover illustrare e spiegare nei dettagli questa decisione, precisando limiti e provvedendo delucidazioni? Ancora una volta, dobbiamo forse concludere che la Commissione Nazionale Arbitri è soggetta (succube?) alle decisioni federali senza poterle discutere e fare proprie? Quella stessa Commissione che finge che ARIA non esista, salvo poi confermare in occasioni come questa che il suo ruolo di organizzazione, amministrazione e difesa della nostra classe è quantomeno debole?

Ci auguriamo davvero che almeno il presidente della C.N.Ar. sappia prendere la parola, provare a spiegare quanto accade e dare un segno di inversione di tendenza: la base e i colleghi tutti stanno sempre più disamorandosi e non basteranno più promesse per convincerli e convincerci che valga la pena continuare a finanziare la federazione col volontariato, il tempo, il denaro, la carta, l’inchiostro, le file alla posta…

Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

A.R.I.A.

(Lettera inviata dall’amministrazione FIR)

Documenti ufficiali e risultati: i grandi scomparsi
Cari colleghi,
 
Temi molto cari ad ARIA sono quelli della trasparenza e della meritocrazia. Norme chiare, responsabilità chiare, criteri valutativi chiari sono garanzie di efficienza organizzativa e correttezza nei confronti di tutti i tesserati.
Questa chiarezza sembra sia venuta meno, a seguito di alcune scelte silenziose che hanno favorito la diffusione del caos e la transizione verso una realtà di disorganizzazione – o peggio. Da una parte, nell’inaccettabile situazione a cui sono giunti i tempi e le modalità di rimborso, si aggiunge anche la scomparsa della tabella dei rimborsi arbitrali dal sito della FIR. Chi inizia ad arbitrare, non ha la possibilità di sapere quali siano i suoi diritti e i suoi doveri (in particolare dal punto di vista fiscale). 
Inoltre, da tempo abbiamo segnalato ( https://ariassociati.it/che-fine-hanno-fatto-le-designazioni-internazionali/ ) come il quadro completo degli impegni internazionali dei nostri arbitri non sia più disponibile. La parziale e privata risposta dell’addetto stampa della Federazione non ha risolto il problema e permane il mutismo ostinato della CNAr e del GTA, che continuano a negare agli arbitri queste informazioni.
Tuttavia, la verità viene sempre a galla ed è sempre un male che emerga da fonti terze. E’ apparso online l’elenco degli arbitri designati per il prossimo Guinnes 6 Nations. Nessun italiano impegnato, neanche come secondo assistente. Il peggior risultato da quasi vent’anni. E’ lecito chiedersi: non si ha il coraggio di mettere nero su bianco la realtà per paura di evidenziare la nostra esclusione dalla scena internazionale? Si vuole coprire l’incapacità di chi ha fallito nel formare i migliori fischietti italiani? O di chi avrebbe dovuto procurargli maggiore spazio? Dov’è finito il sostegno promesso ripetutamente dal capo della Commissione Tecnica Federale al nostro settore?
Gli arbitri sono attualmente governati da un Consiglio della Commissione Nazionale Arbitri di cui non si hanno notizie – e che, per ammissione degli stessi consiglieri, è svuotato di ogni potere. Le uniche attività sembrano svolte dal Gruppo Tecnico Arbitrale, formato da professionisti, part time o full time, il cui compito è la formazione degli arbitri, ad ogni livello. Gli obiettivi del GTA erano chiari sin dalla costituzione: formare arbitri in grado di dirigere partite del 6 Nazioni. Da allora, l’Accademia ha chiuso i battenti ed abbiamo ottenuto l’esclusione da questo ultimo torneo. Chi è responsabile di questo fallimento? Quanto è costata la sua inefficienza alle casse federali? Sulla base di quali meriti continua ad operare, nonostante l’assenza di risultati?
Gli arbitri di Rugby ed il movimento rugbistico italiano, che hanno visto questo gruppo di stipendiati drenare risorse diversamente utilizzabili, attendono risposte chiare. Trasparenti. Premiare il demerito è l’ultima cosa che vorremmo vedere nel nostro movimento.
A.R.I.A.
Propaganda e proclami, ma i fatti cosa dicono?

Care colleghe, cari colleghi,

abbiamo letto sul sito federale un documento con cui si rappresenta la visita che il presidente della C.N.Ar. ha recentemente effettuato in Lombardia.

Anzitutto, dispiace dover notare come comunicati simili non siano apparsi dopo visite analoghe in altre parti d’Italia. Ci sono forse regioni più uguali di altre, o che meritano attenzioni mediatiche maggiori?

Andando avanti, i nostri associati presenti hanno riferito che, contrariamente a quanto riportato nel comunicato, pochissime unità della sezione di Brescia (la seconda più numerosa della regione) fossero presenti.  Altrettanto si può dire della sezione di Mantova. Non sembra che i toni entusiasti del documento trovino riscontro nella realtà della riunione.

L’impressione è che il comunicato “a cura della CNAr”, oltre a non parlare delle problematiche note del settore, sia quasi un atto di propaganda. Si vuole tacere di una realtà di caos e disomogeneità, dove la base ha davvero difficoltà a rapportarsi con i vertici, che sente sempre più distanti.

ARIA crede che gli arbitri italiani, che continuano a finanziare nei fatti l’attività federale, che sono lasciati senza autodeterminazione, con formazione carente e demandata alla buona volontà di pochi, meritino molto di più. Soprattutto, non meritano d’essere considerati privi di discernimento.

Non possiamo poi ignorare la realtà dei fatti, a margine di questi comunicati che lasciano intravedere solo situazioni rosee. C’è ancora incertezza. Ridicolo e grottesco è divenuto il gioco del rimpallo di responsabilità tra CNAr e amministrazione: di fatto, nessuno si assume la briga di garantire tempistiche certe per la liquidazione dei rimborsi.

Voci di vario genere circolano già sulle nuove tabelle, che sembra siano note ad alcuni e ad altri no. Come mai ci sono persone apparentemente informate e altre all’oscuro? Esistono colleghi più uguali di altri? Nell’incertezza che regna sovrana, senza una voce ufficiale che parli di fatti concreti, spazio è dato a speculazioni e ipotesi infelici, motivo per cui le fughe di notizie, nate per gioco o sbadataggine, rimbombano e si amplificano nel silenzio generale.

Vogliamo risposte certe a breve. Gli arbitri italiani di rugby, tutti, lo meritano.

Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

ARIA

In calce, l’articolo menzionato

https://federugby.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12670:il-presidente-cnar-incontra-il-gruppo-arbitrale-lombardo&catid=25:news-dalla-fir&Itemid=1016

Un profondo disagio ed alcune proposte

Care Colleghe, cari Colleghi,

è di queste ore la notizia che una parte dei rimborsi regionali è stata liquidata. Accogliamo il fatto con piacere: le nostre numerose segnalazioni hanno sicuramente contribuito a sbloccare questa situazione.

Occorre, tuttavia, evidenziare che questo risultato non è stato sufficiente a fermare le varie manifestazioni di malcontento. Da più parti, abbiamo dovuto raccogliere segnali di disamoramento per l’attività arbitrale, conseguenza di politiche profondamente sbagliate (scelte o imposte che fossero) e che stanno comprensibilmente inducendo molti arbitri, giovani e non, a non voler rinnovare il proprio tesseramento.

La richiesta, da parte della base del settore arbitrale, è di invertire la rotta ed iniziare ad attuare i seguenti correttivi.

  • Tutela sanitaria. Gli arbitri prestano la loro opera sul campo per conto della Federazione e sono atleti a tutti gli effetti. Deve essere data la possibilità di accedere, come in altri sport, a trattamenti fisioterapici e medici convenzionati. Devono essere note le coperture assicurative, con massimali, franchigie e metodologie di accesso alle coperture chiari.
  • Formazione. Il settore arbitrale ha al servizio un gruppo di sette tecnici professionisti, stando all’organigramma della CNAr, stipendiati per curare la formazione degli arbitri sul territorio. Si vuole comprendere quale sia l’apporto di questi professionisti, a fronte del costo che essi costituiscono per il settore arbitrale, vista la situazione di mancanza di progettualità.
  • La CNAr stata svuotata di potere negli ultimi anni. Le sue decisioni, anche in merito a promozioni e retrocessioni non sono più prese in totale autonomia, ma devono sottostare al vaglio della CTF e del Consiglio Federale: siamo al 20 luglio e si deve attendere la ratifica dei quadri nazionali da parte loro. Ciò alimenta le speculazioni su conflitto di interessi ed ingerenze, così come l’inserimento di figure esterne al mondo arbitrale  nella CNAr e nel comitato di designazione. E’ sentita, invece, la necessità di una CNAr che risponda alle esigenze degli arbitri e che gli dia piena rappresentanza, prevedendo la partecipazione ai lavori del consiglio di un arbitro eletto dalla base e non nominato
  • L’organizzazione delle regioni è in perenne stato di deroga. Le figure preposte alla gestione dovrebbero, a norma del R.O. essere individuate tra gli arbitri fuori ruolo. Attualmente, invece, per la maggior parte sono arbitri in attività, per i quali si è massicciamente fatto ricorso a deroghe. Questa situazione deve essere regolarizzata e normata, poiché un così esteso ricorso alle deroghe è evidentemente segno di una norma sbagliata ed inapplicabile. E’ necessario che le figure manageriali siano opportunamente formate.
  • Il sistema di rimborso forfettario è stato ideato col mero scopo di tagliare i costi e semplificare le procedure di liquidazione. Oltre ai problemi di cui abbiamo già discusso ( https://ariassociati.it/nuova-stagione-ma-i-problemi-restano/ ), esso ha generato solo caos sin dalla sua entrata in vigore. Per citare un esempio, per le trasferte nelle isole, si è ricorsi a deroghe a questo sistema. La FIR acquista i biglietti aerei a parte, necessariamente con partenza il giorno precedente alla gara, e lascia a carico dell’arbitro hotel, pasti, pernotto e tutte le altre spese vive. E’ richiesta la revisione totale di questo sistema, sulla cui efficacia nella riduzione dei costi nutriamo forti perplessità, per tornare alla più logica ed efficiente organizzazione precedente.
  • Le aleatorie tempistiche di rimborso sono diventate l’emblema della mancanza di considerazione per il settore. E’ richiesta una maggiore trasparenza, per cominciare, tramite una calendarizzazione delle date previste per i pagamenti ed il rispetto di un termine per il rimborso accettabile per gli arbitri che in molti casi svolgono questa attività per passione e a titolo di volontariato – ovvero, senza guadagnarci nulla.

Attendiamo tutti delle risposte, sia da parte della CNAr che dai vertici federali,  per arginare la fuga di tesserati che comprendiamo e a cui diamo voce, come alle altre iniziative che denunciano lo sconforto e il malessere della categoria.