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Propaganda e proclami, ma i fatti cosa dicono?

Care colleghe, cari colleghi,

abbiamo letto sul sito federale un documento con cui si rappresenta la visita che il presidente della C.N.Ar. ha recentemente effettuato in Lombardia.

Anzitutto, dispiace dover notare come comunicati simili non siano apparsi dopo visite analoghe in altre parti d’Italia. Ci sono forse regioni più uguali di altre, o che meritano attenzioni mediatiche maggiori?

Andando avanti, i nostri associati presenti hanno riferito che, contrariamente a quanto riportato nel comunicato, pochissime unità della sezione di Brescia (la seconda più numerosa della regione) fossero presenti.  Altrettanto si può dire della sezione di Mantova. Non sembra che i toni entusiasti del documento trovino riscontro nella realtà della riunione.

L’impressione è che il comunicato “a cura della CNAr”, oltre a non parlare delle problematiche note del settore, sia quasi un atto di propaganda. Si vuole tacere di una realtà di caos e disomogeneità, dove la base ha davvero difficoltà a rapportarsi con i vertici, che sente sempre più distanti.

ARIA crede che gli arbitri italiani, che continuano a finanziare nei fatti l’attività federale, che sono lasciati senza autodeterminazione, con formazione carente e demandata alla buona volontà di pochi, meritino molto di più. Soprattutto, non meritano d’essere considerati privi di discernimento.

Non possiamo poi ignorare la realtà dei fatti, a margine di questi comunicati che lasciano intravedere solo situazioni rosee. C’è ancora incertezza. Ridicolo e grottesco è divenuto il gioco del rimpallo di responsabilità tra CNAr e amministrazione: di fatto, nessuno si assume la briga di garantire tempistiche certe per la liquidazione dei rimborsi.

Voci di vario genere circolano già sulle nuove tabelle, che sembra siano note ad alcuni e ad altri no. Come mai ci sono persone apparentemente informate e altre all’oscuro? Esistono colleghi più uguali di altri? Nell’incertezza che regna sovrana, senza una voce ufficiale che parli di fatti concreti, spazio è dato a speculazioni e ipotesi infelici, motivo per cui le fughe di notizie, nate per gioco o sbadataggine, rimbombano e si amplificano nel silenzio generale.

Vogliamo risposte certe a breve. Gli arbitri italiani di rugby, tutti, lo meritano.

Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

ARIA

In calce, l’articolo menzionato

https://federugby.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12670:il-presidente-cnar-incontra-il-gruppo-arbitrale-lombardo&catid=25:news-dalla-fir&Itemid=1016

Che fine hanno fatto le designazioni internazionali?

Care colleghe, cari colleghi,

è iniziata la fase dei test match autunnali, che vedranno impegnata la nostra Nazionale maggiore, ma le notizie circa le designazioni internazionali dei nostri arbitri scarseggiano.
Ad oggi, sul sito della Federazione Italiana Rugby, la tabella delle designazioni internazionali non risulta essere aggiornata dal 4 maggio 2018. Nonostante vengano pubblicati sporadicamente dei comunicati in occasione di alcuni appuntamenti, non c’è modo di avere un quadro completo dell’attività internazionale dei nostri migliori direttori di gara. Va detto che, sino a quella data, gli aggiornamenti del planning erano sempre state capillari e puntuali.
Riteniamo deleterio questo cambiamento di rotta verso la mancanza di comunicazione: finora, la tempestività e la trasparenza degli aggiornamenti hanno permesso a tutti di essere a conoscenza della considerazione in cui sono tenuti gli arbitri italiani e dello spazio che viene loro dato a livello internazionale.
Per i giovani arbitri, inoltre, il quadro delle designazioni internazionali ha sempre costituito fonte di motivazione: l’esempio ed i successi dei migliori stimolano a porsi degli obiettivi prestigiosi e ad impegnarsi per raggiungerli. Senza queste comunicazioni, non si può avere coscienza dello stato attuale, né del cambiamento negli anni dello spazio che viene riservato ai nostri arbitri internazionali, né di come vengano considerati all’estero

Aspettandoci un pronto ripristino di questa importante informazione sul sito della FIR, ci chiediamo a cosa vada attribuita questa mancanza. Non vogliamo supporre che venga ignorata l’opportunità di motivare la base, né che sia un modo per tenere all’oscuro delle scelte effettuate, né che questo sia un tentativo di nascondere un declino del prestigio dei nostri migliori fischietti.

Designazioni_Internazionali_Stagione_Sportiva_2017-2018_(agg._04.05.2018)

Arbitri di Rugby Italiani Associati

 

E’ una questione di rispetto

Cari colleghi,

ARIA, come associazione di categoria, non può restare silenziosa di fronte all’ennesimo episodio avvenuto nel massimo campionato italiano e che ha coinvolto un allenatore (recidivo tra l’altro) che ha lanciato offese nei confronti di un componente del gruppo arbitrale, stando al rapporto del giudice sportivo nazionale.
Se da una parte ARIA sa bene che è necessario che tutti i colleghi siano pronti al confronto e alle critiche costruttive da parte dei colleghi più esperti, dei formatori e dei tecnici per il miglioramento dei singoli e quindi della collettività arbitrale, dall’altra si è altresì ben convinti che episodi come questo debbano essere stigmatizzati e che la solidarietà di tutto il movimento debba accostarci al collega malcapitato.
Apprezziamo che la giustizia sportiva non abbia lasciato l’episodio nell’indifferenza; tuttavia, forse è ora di intraprendere qualche azione più strutturata. Così come si è deciso che comportamenti pericolosi sul campo come i placcaggi “spear”e “a sgabello” debbano essere eradicati, sarebbe forse ora che anche i comportamenti che trascendono dalle discussioni nei limiti del rispetto reciproco e che sviliscono il nostro ruolo e l’immagine del nostro sport siano banditi una volta per tutte. Ci piacerebbe che gli organi preposti facessero sentire pubblicamente la loro voce per chiedere un cambiamento di rotta e far sentire che tutti noi siamo tutelati per il servizio che prestiamo allo sport che amiamo.
ARIA, come sempre, interpreta il sentimento del movimento a tutti i livelli: se non si parte dal rispetto ai massimi livelli, come lo potremo pretendere nei campi di periferia?
Associatevi e fate associare: l’unione fa la forza.

ARIA

Un profondo disagio ed alcune proposte

Care Colleghe, cari Colleghi,

è di queste ore la notizia che una parte dei rimborsi regionali è stata liquidata. Accogliamo il fatto con piacere: le nostre numerose segnalazioni hanno sicuramente contribuito a sbloccare questa situazione.

Occorre, tuttavia, evidenziare che questo risultato non è stato sufficiente a fermare le varie manifestazioni di malcontento. Da più parti, abbiamo dovuto raccogliere segnali di disamoramento per l’attività arbitrale, conseguenza di politiche profondamente sbagliate (scelte o imposte che fossero) e che stanno comprensibilmente inducendo molti arbitri, giovani e non, a non voler rinnovare il proprio tesseramento.

La richiesta, da parte della base del settore arbitrale, è di invertire la rotta ed iniziare ad attuare i seguenti correttivi.

  • Tutela sanitaria. Gli arbitri prestano la loro opera sul campo per conto della Federazione e sono atleti a tutti gli effetti. Deve essere data la possibilità di accedere, come in altri sport, a trattamenti fisioterapici e medici convenzionati. Devono essere note le coperture assicurative, con massimali, franchigie e metodologie di accesso alle coperture chiari.
  • Formazione. Il settore arbitrale ha al servizio un gruppo di sette tecnici professionisti, stando all’organigramma della CNAr, stipendiati per curare la formazione degli arbitri sul territorio. Si vuole comprendere quale sia l’apporto di questi professionisti, a fronte del costo che essi costituiscono per il settore arbitrale, vista la situazione di mancanza di progettualità.
  • La CNAr stata svuotata di potere negli ultimi anni. Le sue decisioni, anche in merito a promozioni e retrocessioni non sono più prese in totale autonomia, ma devono sottostare al vaglio della CTF e del Consiglio Federale: siamo al 20 luglio e si deve attendere la ratifica dei quadri nazionali da parte loro. Ciò alimenta le speculazioni su conflitto di interessi ed ingerenze, così come l’inserimento di figure esterne al mondo arbitrale  nella CNAr e nel comitato di designazione. E’ sentita, invece, la necessità di una CNAr che risponda alle esigenze degli arbitri e che gli dia piena rappresentanza, prevedendo la partecipazione ai lavori del consiglio di un arbitro eletto dalla base e non nominato
  • L’organizzazione delle regioni è in perenne stato di deroga. Le figure preposte alla gestione dovrebbero, a norma del R.O. essere individuate tra gli arbitri fuori ruolo. Attualmente, invece, per la maggior parte sono arbitri in attività, per i quali si è massicciamente fatto ricorso a deroghe. Questa situazione deve essere regolarizzata e normata, poiché un così esteso ricorso alle deroghe è evidentemente segno di una norma sbagliata ed inapplicabile. E’ necessario che le figure manageriali siano opportunamente formate.
  • Il sistema di rimborso forfettario è stato ideato col mero scopo di tagliare i costi e semplificare le procedure di liquidazione. Oltre ai problemi di cui abbiamo già discusso ( https://ariassociati.it/nuova-stagione-ma-i-problemi-restano/ ), esso ha generato solo caos sin dalla sua entrata in vigore. Per citare un esempio, per le trasferte nelle isole, si è ricorsi a deroghe a questo sistema. La FIR acquista i biglietti aerei a parte, necessariamente con partenza il giorno precedente alla gara, e lascia a carico dell’arbitro hotel, pasti, pernotto e tutte le altre spese vive. E’ richiesta la revisione totale di questo sistema, sulla cui efficacia nella riduzione dei costi nutriamo forti perplessità, per tornare alla più logica ed efficiente organizzazione precedente.
  • Le aleatorie tempistiche di rimborso sono diventate l’emblema della mancanza di considerazione per il settore. E’ richiesta una maggiore trasparenza, per cominciare, tramite una calendarizzazione delle date previste per i pagamenti ed il rispetto di un termine per il rimborso accettabile per gli arbitri che in molti casi svolgono questa attività per passione e a titolo di volontariato – ovvero, senza guadagnarci nulla.

Attendiamo tutti delle risposte, sia da parte della CNAr che dai vertici federali,  per arginare la fuga di tesserati che comprendiamo e a cui diamo voce, come alle altre iniziative che denunciano lo sconforto e il malessere della categoria.

Quali coperture assicurative per gli arbitri?

Care colleghe, cari colleghi,

lo scorso 9 luglio, ARIA ha indirizzato una lettera alla commissione nazionale arbitri e al suo presidente Mauro Dordolo, chiedendo delucidazioni sulla paventata riduzione delle coperture assicurative previste per gli arbitri ( https://ariassociati.it/lettera-al-presidente-mauro-dordolo-e-alla-cnar-del-09-07-2018/ ). In seguito a questa richiesta, abbiamo rinvenuto sul sito della FIR di un documento riportante la polizza attualmente in vigore per tutti i tesserati e che risulta, sostanzialmente, identico per coperture a quanto riportato dall’AIR ( https://federugby.it/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=185&Itemid=767&lang=it )

 

L’Associazione prende atto con piacere della pubblicità della garanzia assicurativa, segno che il messaggio ha colto nel segno. Tuttavia, senza entrare per ora nel merito delle coperture, su cui è necessario un approfondimento, non possiamo non notare alcuni elementi che lasciano perplessi circa tale documento.

La polizza, così come pubblicata in formato pdf, ha decorrenza dal 20 aprile 2017 fino al 30 giugno 2019, ma risulta sottoscritta dal presidente federale Giancarlo Dondi. 

Com’è possibile che la polizza sia stata sottoscritta da un presidente non più in carica da anni? Oppure è stata pubblicata una polizza più risalente e che magari prevedeva taciti rinnovi? Viceversa, quali sono le date corrette per la decorrenza della polizza? Ancora, all’atto del tesseramento, non è stato inoltrato agli arbitri alcun fascicolo informativo in merito. Come si può essere coperti da un’assicurazione di cui non si è a conoscenza? Come conoscere le tempistiche previste per la denuncia del sinistro? Quale documentazione inoltrare? Quali gli indennizzi previsti? Sì, è davvero necessario un approfondimento.

Lettera al presidente Mauro Dordolo e alla CNAr del 09/07/2018

Caro Mauro,
nel proprio intervento alla Conferenza nazionale arbitrale di Bologna del 30 giugno u.s., il

presidente federale Gavazzi ha riferito che la polizza assicurativa stipulata a beneficio dei tesserati arbitri avrebbe un costo di 110,00 € pro-capite, che sarebbe intenzione della FIR ridurre.

Nonostante il tema della tutela della salute e sicurezza sia di grande interesse per tutti gli arbitri, sul punto non c’è mai stata alcuna comunicazione diretta ai beneficiari di tale polizza assicurativa: a oggi, gli arbitri non ne conoscono le caratteristiche, né le garanzie che offre. Si aggiunga che l’importo indicato dal Presidente Gavazzi è sicuramente rilevante e lascia intendere una copertura assicurativa di discreta portata.

Come ben sai, l’associazione ARIA è estremamente sensibile a tale tematica e intende fare tutto quanto nelle proprie possibilità per tutelare la salute e la sicurezza degli arbitri italiani, dando altresì la massima informazione sul punto. Peraltro, l’associazione ARIA ha iniziato una ricerca di mercato volta a individuare eventuali polizze integrative da proporre ai propri associati al fine di garantire loro una copertura adeguata in caso di infortuni o incidenti di percorso.

Anche a tal fine, sono con la presente a richiederTi di voler inviare a noi e a tutti gli arbitri informazioni esaustive circa la sussistenza di una polizza assicurativa infortuni a loro beneficio e delle condizioni che la caratterizzano, così da garantire la prosecuzione delle azioni mirate a una tutela efficace della salute e sicurezza di tutti i tesserati arbitri.

Con i migliori saluti,

Il presidente pro-tempore di ARIA (Giuseppe Ruta)

Nuova stagione, ma i problemi restano

Carissimi colleghi ed associati,

la stagione 2017-2018 è al termine ed è tempo di bilanci. Abbiamo raccolto da più parti le segnalazioni delle problematiche riscontrate nell’attività arbitrale nell’arco dell’anno, sulle quale intendiamo avviare una riflessione.

Gli arbitri aspettano ancora i loro rimborsi, molti dei quali del 2017. Il sistema forfettario avrebbe dovuto velocizzare le tempistiche di rimborso, che invece si sono incredibilmente allungate. Nella scorsa stagione, si sono dovuti attendere anche sette mesi per il pagamento dei servizi prestati, in un contesto in cui le tempistiche di rimborso non sono risultate affatto prevedibili: alcuni pagamenti sono arrivati dopo poche settimane, altri dopo parecchi mesi ed altri ancora sono stati dimenticati. Il tutto, nonostante numerose segnalazioni.

Ciò avviene, benché la FIR effettui una programmazione molto anticipata delle gare nazionali, con annesso bilancio preventivo, che una volta omologate (non più di tre giorni dalla loro effettuazione) dovrebbero essere rimborsate. Gli arbitri non tardano mai nell’invio dei loro referti (diversamente le gare non sarebbero omologate e l’arbitro deferito per illecito). Non si vede per quale motivo si debbano attendere 60, 90, 120 giorni o addirittura sei mesi perché il servizio venga riconosciuto!

Il sistema forfettario obbliga gli arbitri ad affrontare le trasferte più impegnative con maggiori aggravi e difficoltà organizzative rispetto al precedente sistema di rimborso. Infatti, per poter dirigere gare di categorie superiori ed evitare di incontrare ripetutamente le stesse squadre, si è costretti ad investire di tasca propria, affrontando trasferte di oltre 300km persino per gare regionali. Il Centro-Sud è particolarmente affetto da questo problema, e Sicilia e Sardegna ne sono esempi evidenti. Di fatto, si è creato un disincentivo all’attività arbitrale nelle zone in cui la diffusione del Rugby sul territorio è meno capillare.

Sempre nelle regioni italiane, il lavoro di chi deve gestire e coordinare i gruppi arbitri non è stato minimamente semplificato. I Coordinatori devono districarsi nelle maglie di un sistema altamente burocratizzato. Essi, a causa della riforma dell’articolo 63 del Regolamento Organico, sono stati demansionati. Alcune loro attribuzioni sono state demandate ad altre figure. Per effettuare un corso, per decidere sul passaggio di categoria, per designare e valutare il percorso di crescita di un arbitro, è necessario che tre distinte figure si interfaccino, con le ovvie, maggiori difficoltà del caso. Il tutto, grazie ad una riforma di fatto non necessaria, che ha riguardato il solo settore arbitrale e che denota una conoscenza del tutto superficiale del lavoro organizzativo necessario in una Regione, oltre ad una visione miope della geografia del Rugby italiano. Più persone per compiere il lavoro che un solo individuo riusciva a svolgere: solo un aumento di costi, di burocrazia, di difficoltà organizzative. 

Il decentramento ha prodotto anche l’aumento del numero di tecnici, ora uno per ogni regione, anziché uno per ogni area tecnica. Manca l’intervento del gruppo tecnico arbitrale, dal quale non è più giunto alcun materiale per il lavoro mensile, né sono giunte indicazioni sui piani programmatici. La formazione è così svolta a macchia di leopardo. Solo alcune regioni sono partite con un’Accademia regionale arbitrale, mentre in altre (specie al Centro e al Sud) non si è avuta alcuna notizia di una simile attività. Una sperequazione dell’offerta formativa e delle possibilità che i giovani possono avere: di fatto, arbitrare in certe regioni dà meno possibilità di carriera rispetto ad altre.

Nonostante questa situazione, gli arbitri italiani sono costantemente tacciati di essere legati al denaro, unicamente preoccupati dei soldi. Sembrerebbe il contrario, quasi che gli arbitri rappresentassero un semplice costo. 

Il Rugby italiano cresce se c’è movimento. Movimento garantito dall’opera degli ufficiali di gara, che mettono a disposizione il proprio tempo, la propria passione e le proprie competenze per permettere, divertendosi, che i giocatori si divertano e crescano tecnicamente. Ma l’incentivo ad arbitrare è minimo ed il trattamento riservato è irriguardoso, anche in tema di offerta formativa. La situazione degli arbitri italiani è affetta da queste ed altre problematiche. Trovare una soluzione non è semplice, specie per chi non ha esperienza diretta, né conoscenza delle peculiarità del settore e dell’attività.
Abbiamo delle proposte realistiche, razionali ed attuabili. Siamo disposti a discuterne, prima che sia troppo tardi. Prima che si scenda in campo in trenta e non in trentuno.

Intervista a Giampaolo Celon del 28 maggio 2018

Buongiorno Giampaolo e grazie per il tempo e l’attenzione che hai deciso di dedicare ad ARIA.

Non credo che tu abbia bisogno di presentazioni nel nostro ambiente, ma ricordiamo ai più giovani che sei stato il Presidente CNAr dal 2001 al 2013.

Prima di tutto vorremmo chiederti di descriverci quale sia, a tuo giudizio, la situazione attuale del movimento arbitrale.

Purtroppo la situazione attuale del movimento arbitrale segue, in negativo, quella più in generale del movimento rugbistico italiano. La nostra Nazionale è precipitata nel ranking internazionale e si trova al 14° posto dopo Fiji, Giappone, Georgia e Tonga. 

Non va meglio per la categoria arbitrale che oggi, a livello internazionale, vivacchia di scambi e designazioni marginali, al pari di rumeni e spagnoli, e che, nel panel che conta, si ritrova con il solo Mitrea.

Andiamo male anche come numero di tesserati sul quale il Presidente della CNAr precedente all’attuale  continuava a millantare, dandolo, solo a parole, in grande aumento.

C’era chi ci credeva, ma la verità dei numeri, in costante progressivo aumento dal 2002, dice che a maggio 2013 i tesserati risultavano essere 1091. Per contro, dopo ben 5 anni, oggi risultano essere 1068 e quindi diminuiti.

Se vogliamo continuare a guardare il movimento interno, ci accorgiamo che la FIR, dal 2014, ha avviato una riforma del settore che ne ha modificato profondamente la struttura. Per come la vedo io, ciò ha gettato l’intero settore arbitrale in una profonda crisi dalla quale sarà molto difficile riprendersi. Il modo in cui sono stati trattati gli arbitri è stato davvero intollerabile e, purtroppo, tutto è passato sotto silenzio. 

Grazie ad una CNAr azzoppata e consenziente, è stato demolito tutto il possibile con una disinvoltura che non ha fatto certo onore agli “esperti” federali di allora, ancor oggi saldamente al comando, ed ai quali  sarebbe finalmente ora che in tanti, non solo gli addetti ai lavori, chiedessero conto con una decisa reazione.

Sono stati due anni di iniziative e scelte sconsiderate che hanno profondamente modificato la buona struttura arbitrale esistente, regalandone una disastrata all’attuale Presidente della CNAr

Come ho già detto, solo grazie ad una CNAr debole, senza esperienza, e sottomessa, (ovviamente mi riferisco alla precedente di quella attuale), scaltramente nominata in modo irrituale e senza il rispetto dell’allora Art. 66 del R.O., è stato possibile  realizzare una specie di fusione fra arbitri e tecnici, modificare  solo per gli arbitri una parte del Regolamento Organico e mettere, come figura apicale di riferimento, il responsabile dell’Area Tecnica al quale ci si deve sempre rivolgere prima di prendere qualsiasi iniziativa. 

Quella CNAr, ed il suo Presidente, saranno ricordati per essersi assunti una colpa storica sia in termini politici che tecnici.

Per essere più precisi, e senza entrare nei dettagli, nei due anni interessati, ed in assenza di una benché minima difesa dell’autonomia gestionale della categoria, dobbiamo prendere atto che:

  • E’ stato modificato il R.O. che ha sancito uno spacchettamento di funzioni e responsabilità, creando posizioni autonome e maggior burocrazia che, alla fine, possono portare a conflittualità, scarico di responsabilità e difficoltà nel misurare sia i risultati che il raggiungimento degli obiettivi;
  • E’ stata messa in discussione, per la prima volta, l’autonomia delle designazioni togliendo alla CNAr il diritto di nominare autonomamente  i designatori;
  • E’ stata drasticamente ristrutturata la “tabella dei rimborsi” forfettizzando le trasferte, mettendo un gettone fisso indipendente dalla distanza percorsa, eliminando il rimborso del cedolino stradale, azzerando le diarie dei giovani ammessi all’accademia;
  • E’ stato tagliato totalmente il premio incentivante, che andava riconosciuto alle Sezioni più attive nel reclutamento, ed i risultati si possono misurare con la mancata crescita dei tesserati negli ultimi cinque anni;
  • Con la convinzione di controllare la spesa, è stato riconosciuto a Coordinatori, ed ad altre figure tecnico organizzative, un gettone unico annuale. 

Mi vien da dire “comodo da incassare, ma disincentivante al darsi da fare”.

Se poi aggiungiamo:

  • Che i rimborsi, in particolare quelli a livello regionale, subiscono ritardi che, a quanto si dice, sono diventati insostenibili;
  • Che la CNAr è stata di fatto depotenziata e privata di ogni funzione “pensante”, di controllo,  e relazionale visto che i suoi consiglieri ammettono di sentirsi tagliati fuori dai canali di comunicazione con un GTA che ha assunto in sé, oltre che le funzioni esecutive, anche quelle progettuali;
  • Che con l’accettazione di una riforma imposta, e con la messa a riposo di una generazione di arbitri, osservatori, e dirigenti di peso, ma che potevano “impacciare” il debole manovratore, si è di fatto impoverita la categoria, limitata la sua “memoria storica”, e creata una notevole diminuzione del suo grado di credibilità anche nei confronti del mondo esterno; 
  • Che i Tutor, che un tempo venivano affiancati ad uno o più arbitri esordienti da seguire per l’intera stagione, vengono ora utilizzati saltuariamente e che, per ovviare, alcune sezioni si sono autotassate per seguire i loro giovani arbitri;
  • Che gli osservatori, sia nazionali che regionali, hanno visto drasticamente ridotte, se non azzerate, le loro uscite con tutte le conseguenze negative sull’aspetto formativo e valutativo. Funzioni  che interessano  maggiormente i giovani arbitri che dovrebbero rappresentare la forza ed il futuro della categoria;
  • Che l’Accademia Nazionale è stata chiusa e che non si è ancora visto un progetto organico alternativo, magari a carattere regionale;

Qual è la tua valutazione circa il peso internazionale (ed alle conseguenti designazioni di prestigio) degli arbitri italiani? Se da un lato Maria Beatrice Benvenuti continua ad ottenere designazioni importanti, dopo Marius Mitrea la situazione pare essere peggiorata notevolmente. Come giudichi i rapporti che la CNAr intrattiene con le organizzazioni europee e il lavoro svolto in questo settore?

Di solito usiamo definire “arbitri internazionali” tutti i nostri ragazzi che, in un modo od in un altro, dirigono partite di scambio all’estero, arbitrano in gare o tornei internazionali di livello minore e/o nei diversi campionati di Rugby Europe.

Sappiamo però che il Panel che conta è solo quello di RW e che per noi italiani l’unica via obbligata per aspirare ad entrarvi, e quindi avere la speranza di dirigere in Champions Cup, 6 N, sfide Tier 1 e Tier 2, o essere chiamati ai mondiali, passa necessariamente per il Panel del Top 14. 

E qui, purtroppo, nel 2011/12 avevamo 4 arbitri (era Pro 12) con 23 gare dirette, mentre oggi ci ritroviamo con il solo Mitrea con nove gare all’attivo. 

Il presente soffre di un ricambio generazionale pericoloso e tanti giovani, salutati come fenomeni, non sono ancora riusciti a decollare e guadagnare la stima degli organi internazionali.

C’è solo da sperare che Mitrea venga riconfermato, cosa che le recenti designazioni non sembrano garantire, e che maturi in fretta un giovane da mettergli a fianco.

Il quadro negativo si completa se pensiamo che le tenui speranze di vedere un fischietto italiano arbitrare nel 6N sono definitivamente sfumate ed in Rugby Europe, probabilmente per la politica ondivaga della nostra Federazione, abbiamo perso completamente visibilità e peso. 

Quella di Maria Beatrice Benvenuti è invece una situazione tutta particolare. Ricordo bene il suo “Vertical Take-Off “. 

Formatasi con i tutoraggi di Paolo Ventura, tutelata da Pietro Megha, e non ancora “prodotto finito”, per usare le parole di Steve Griffiths, ha avuto la fortuna di entrare a livello internazionale, in un momento favorevolissimo per il seven femminile, solo grazie all’intuito ed alla sagacia del nostro RDO Giulio De Santis che, all’epoca, era molto considerato ed aveva un peso politico di tutto rispetto nell’ambiente internazionale. 

Beatrice poi, con volontà, passione, impegno e determinazione, si è fatta apprezzare ed ha consolidato la sua posizione internazionale. Auguriamole di mantenerla ancora per lungo tempo. 

Mi va anche di ricordare che, all’epoca, un varco enorme si era aperto anche per il Seven Maschile e che Giulio De Santis, come per la Benvenuti, si era adoperato con successo per far entrare nel Panel il nostro Andrea Spadoni. Ma questa è un’altra storia che, purtroppo, non è finita bene e non mi va di raccontare. 

Che idea ti sei fatto circa il sistema di formazione, selezione e valutazione ora vigente? Lo ritieni soddisfacente? Come valuti la chiusura dell’Accademia di Tirrenia?

Non conosco i progetti e non partecipo ad incontri formativi per cui, sotto questo aspetto, mi è difficile dare un giudizio sulla didattica. Posso solo dire che conosco le ottime capacità di alcuni tecnici e sono sicuro che, con l’esperienza maturata ed i supporti informatici di cui oggi dispongono, avranno sicuramente elevato il tasso tecnico degli incontri e dei corsi arbitrali di alto livello.

Diversamente, per quanto riguarda la formazione di base, ho la netta impressione che sia stato accantonato un progetto della CNAr, da me presieduta, che era partito bene con una chiara mission che si può sintetizzare in:  “mobilità tecnici territoriali, visita mensile alle sezioni di competenza, stesse regole trattate mensilmente su tutto il territorio, materiale uniforme prodotto dal GTA” . 

Per meglio chiarire, il progetto, seguito da un calendario degli incontri da tenere in ogni semestre, era finalizzato a portare i tecnici di area a visitare mensilmente le sezioni di competenza trattando la stessa regola su tutto il territorio nazionale, e solo con materiale prodotto dal GTA aggiornato ed uguale per tutti.

Il sistema era pensato per diffondere in modo capillare la stessa voce tecnica su tutto il territorio nazionale con lo scopo di riaccendere interesse nelle Sezioni, favorire discussioni e dibattiti sulle regole e sulla loro interpretazione. 

Tutto questo per portare la base ad un omogeneo livello di conoscenza tecnica e per avvicinarsi ad un miglior livello  di  uniformità arbitrale.

Per la selezione e la Valutazione sono indispensabili i Tutor e gli Osservatori ma, a quanto mi risulta e come precedentemente anticipato, con la riforma “Gavazzi/Ascione” sono state le prime due categorie ad essere praticamente “messe a riposo”. 

Un altro settore che a nostro avviso richiede attenzione è quello della selezione: la gestione “contingentata” dei tutoraggi è solo uno degli aspetti che hanno modificato questo settore, ma che nei fatti hanno reso più difficile seguire gli arbitri in crescita. Che ne pensi?

Quando un giovane inizia ad arbitrare si avvia su un percorso di per sé difficile e pieno di difficoltà. La struttura lo dovrebbe guidare, formare, migliorare e giudicare. La sua formazione di base dipende molto dal Tutor assegnatogli e gli elementi utili per la sua più o meno felice carriera, ovviamente in relazione alle capacità individuali, vengono poi forniti dai Commissari valutatori. 

Tutor ed Osservatori svolgono una funzione fondamentale ed irrinunciabile ed è la loro presenza nelle Sezioni che lega inseparabilmente il passato con il futuro della Sezione stessa e, conseguentemente, anche passato e futuro di tutto il movimento arbitrale.

Contingentare o peggio mettere a riposo Tutor ed Osservatori significa penalizzare i giovani che devono ancora apprendere tutti i segreti di un buon arbitraggio e che in alcuni casi, sentendosi trascurati e poco supportati in campo, tendono ad abbandonare precocemente l’attività. 

Per contro, abbandona pure un gran numero di commissari con la conseguenza che si sta distruggendo quella che io ho sempre considerato la “piattaforma” di esperienze e valori dove si possono collocare tutte quelle risorse che smettono di arbitrare e che, trovando una nuova collocazione tecnica, rimangono nell’ambiente e garantiscono un ricambio vitale anche ai vertici tecnico dirigenziali della categoria.

Mi domando spesso dove vengono collocati, oggi, tutti quegli arbitri che appendono il fischietto al classico chiodo e che si ritrovano ancora con tanta passione e voglia di fare. Questi finiscono in una specie di limbo funzionale non coinvolgente che, in tempi più o meno lunghi, li porta alla disaffezione ed all’uscita definitiva dal movimento.

Come saprai certamente il tema dei rimborsi (soprattutto quelli forfait) sta incidendo negativamente sulle possibilità di reclutamento, crescita e sulla fuoriuscita di molti colleghi, anche esperti. Quale potrebbe essere la soluzione del problema?

Parlare di rimborsi con gli arbitri dopo la forfettizzazione, decisa in luogo di un più equo sistema di rimborso che partiva dalla “Diaria/Km”, si va a toccare il nervo più scoperto e sensibile della categoria.

Il sistema, che a differenza del passato è ora omnicomprensivo di diaria, chilometraggio, cedolino autostradale, pasti e pernottamento, penalizza eccessivamente i tesserati e li obbliga a fare i funamboli per evitare di rimetterci, in particolare nelle trasferte più lunghe. 

Si può anche aggiungere che la situazione si è ulteriormente aggravata a causa di inammissibili ritardi nei pagamenti, in particolare per gli arbitri regionali. Ciò risulta particolarmente incomprensibile dato che la motivazione principale del cambio di sistema di rimborso veniva spacciata per essere la necessità di semplificazione dei controlli, da parte dell’Amministrazione federale, con la conseguente pressoché automaticità tra svolgimento del servizio e liquidazione dello stesso. 

La forfetizzazione complica inoltre le problematiche del designatore che, oltre agli aspetti tecnici, deve tener anche conto degli aspetti logistici per bilanciare trasferte congrue con altre non congrue cercando di non apparire, agli occhi degli arbitri, come quello che accontenta un ristretto numero di fedeli amici assegnando loro le trasferte più corte e quindi più convenienti.

Mi chiedete quale potrebbe essere la soluzione del problema? 

Ritengo che si dovrebbe necessariamente passare per una completa revisione delle tabelle che, in una situazione normale, dovrebbe essere discussa a tavolino tra il Tesoriere FIR ed una rappresentanza della CNAr.

Purtroppo, è ormai cosa nota, la CNAr è una commissione depotenziata e di scarso   peso politico e l’unica controparte, anche in questo contesto, è sempre e comunque quella tecnica propensa a guardare più a se stessa che a capire le vere esigenze della categoria arbitrale.

Come valuti la situazione attuale dei gruppi arbitrali nazionali e, in particolare, di quello di Eccellenza?

Condivido le scelte dell’attuale GTA, simbolicamente approvate da una depotenziata CNAr, che ha ridotto a 15 il gruppo arbitri in Eccellenza ed a 25 quello di Serie A. 

Condivisibile pure che gli elenchi non siano chiusi ermeticamente, ma che qualche giovane emergente possa essere designato, durante la stagione e se meritevole, nella serie superiore a quella di appartenenza.

Entriamo un po’ di più nel nocciolo delle questioni: la divisione dei compiti “storica” fra CNAr e GTA pare essere stata sovvertita, con un sostanziale depotenziamento della Commissione. Cosa ne pensi?

Come la penso io non è un mistero, l’ho ribadito più volte ufficialmente, l’ho detto in precedenza durante quest’ intervista e lo ripeto anche ora.

La riforma Gavazzi/Ascione ha profondamente modificato l’organizzazione arbitrale riscrivendo il R.O., depotenziando la CNAr. e privandola  di ogni funzione “pensante” e quindi di ogni capacità progettuale. 

Una volta approvati i progetti di una CNAr. nel pieno dei poteri,  spetterebbe al GTA , controllato dalla stessa CNAr., metterli in esecuzione e rispondere responsabilmente sul  raggiungimento o meno degli obiettivi.

Diversamente succede oggi che il Consiglio si ritrova senza alcun potere e che, di fatto, il GTA funziona sia da organo politico che tecnico ma, cosa grave, risponde solo a se stesso, od al massimo ad Ascione, con un tasso di autoreferenzialità che, da queste parti, si potrebbe anche definire come un grave “conflitto di interessi “.

Con la riforma del Regolamento Organico per la prima volta chi gestisce il movimento arbitrale beneficia direttamente di un contratto FIR. Come valuti questa rivoluzione e quali possono essere gli effetti circa l’indipendenza della classe arbitrale?

Ho l’impressione che nel 2014 sia stata avviata una riforma del R.O., per il solo settore arbitrale, che più confusa di così non poteva essere e che ha avuto subito conseguenze deleterie per la nostra categoria privandola di ogni autonomia ed indipendenza 

Lo spacchettamento di funzioni, responsabilità e moltiplicazione di competenze, che spesso confliggono fra loro e burocratizzano l’esecuzione del nuovo regolamento, portano ad un impossibile rispetto delle norme e favoriscono le richieste di inevitabili deroghe attuative che, alla fine, vanno a vantaggio solo di chi decide quali deroghe concedere e come autorizzarle. Ciò inoltre dimostra ampiamente la scarsa conoscenza del settore da parte di chi tale riforma ha progettato, voluto e propugnato, pensando di poter contare su numeri tali da garantire il frazionamento di quelle che una volta si configuravano come funzioni collettive.

Per quanto riguarda diarie e rimborsi, sono dell’avviso che il nuovo R.O. non abbia cambiato nulla di fondamentale, rispetto al passato, tranne che precisare che ci sarà una tabella emanata dal CF per ciascuna stagione sportiva, cosa regolarmente non avvenuta, e che altri rimborsi saranno disciplinati da apposito regolamento.

Il mondo cambia ed il rugby pure. Se è cambiato il rugby sono cambiate anche le esigenze arbitrali ed io vedo favorevolmente la necessità di ricorrere a tecnici professionisti per seguire il settore in modo più diretto e professionale. 

Per contro, non condivido che anche per una parte dei dirigenti nazionali e regionali sia stato adottato il sistema di forfetizzare i rimborsi in contratti annuali. 

Per la dirigenza, e per altre funzioni espletate a livello regionale, ritengo più opportuno il rimborso spese/diaria in funzione dei servizi resi.

Non voglio fare “le pulci” a nessuno ma mi chiedo come si possano comportare, nel territorio di competenza, i Coordinatori, ed i Responsabili di Reclutamento, della Formazione, e della Selezione che, dopo essersi divisi un insignificante compenso forfettario, si accorgono che non è spesso sufficiente a coprire le spese vive. Ognuno è libero di darsi la risposta.

Qual è stata la tua reazione alla nascita di ARIA e come valuti questa iniziativa?

Il nostro movimento sbuffa e soffre sotto il peso di una crisi che sembra non conoscere fine e paga dazio di un fallimento politico, gestionale, ed anche di immagine della precedente CNAr.

Penso sia difficile tornare indietro per cui, per uscire da questa situazione, non resta che andare avanti con scelte nuove e rivoluzionarie.

Andare quindi avanti nella speranza:

  • Che i Consiglieri CNAr, in un sussulto di dignità, si decidano a rassegnare le dimissioni “per giusta causa”;
  • Che la FIR, prendendo atto delle dimissioni della CNAr, si decida una volta per tutte  ad  uscire dall’equivoco sopprimendo definitivamente  una Commissione già depotenziata ed inutile;
  • Che, copiando quanto fatto in Francia nello scorso 2016, si nomini un Direttore Nazionale Arbitri che, con la sua squadra di professionisti (GTA), gestisca il settore arbitri a 360 gradi e sia responsabile dei progetti presentati al CF, tramite la CTF, e risponda, in primis, sia della loro esecuzione che dell’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi.

In questo contesto, le cui leve decisionali e di potere sono in mano a professionisti contrattualizzati, viene da chiedersi chi dovrebbe rappresentare la categoria arbitrale ed adoperarsi per soddisfare le legittime aspettative dei suoi tesserati. LA RISPOSTA VIENE DA SOLA: – A R I A   !!!!! 

Hai avuto modo di leggere la Magna Charta di ARIA? Ritieni che vi siano dei punti di maggior importanza fra quelli indicati? C’è qualche argomento che ritieni sia stato trascurato?

Ho letto la Magna Carta e mi sono fatto la convinzione che rappresenti concretamente il pensiero di un gruppo di lavoro, valido e preparato, che conosce a fondo le problematiche del settore, anche quelle più nascoste, per averle effettivamente vissute e condivise all’interno del movimento arbitrale.

I principi dettati rappresentano un realistico punto di riferimento utile per progettare un “Piano Strategico”, che individui obiettivi e tappe per raggiungerli, indispensabile per un buon governo della categoria. 

Governo che dovrebbe essere nelle mani di una CNAr. nel pieno dei suoi poteri  ma la situazione odierna, per nulla chiara, fa palesemente capire che la Commissione non è per nulla legittimata ad operare in tal senso.

ARIA invece, se ben sostenuta da una base numerosa e coesa, può, come scritto sulla sua Magna Charta, supportare ed interloquire con chi di dovere per evidenziare criticità, suggerire idee e, soprattutto, vigilare affinché non siano prese, come qualche anno fa, decisioni biasimevoli contro gli interessi della categoria arbitrale.

Presidente, a nome degli associati, ARIA ti ringrazia per aver gentilmente dedicato tempo ed attenzione alle tematiche proposte, condividendo la tua opinione.

Stato di salute del gruppo degli osservatori arbitrali

Dopo aver parlato dei progetti Tutor e Coach, possiamo chiederci quale sia lo stato dell’arte dell’attività di supporto per gli arbitri. Supporto, come abbiamo più volte evidenziato, assolutamente necessario per mettere in moto il processo di crescita degli arbitri.

Partiamo dal basso. Dal settembre del 2014, ad ogni regione fu imposto un tetto al numero massimo di tutoraggi autorizzati, ancora in essere. Il dato varia da regione a regione e mediamente si attesta attorno alla metà del numero di arbitri in attività. Non serve ragionarci troppo per capire che ciò non permette di visionare tutti gli arbitri anche solo una volta nel corso di un’intera stagione. Si capisce, quindi, perché il valido Progetto Tutor – con i suoi 5 tutoraggi e 3 assessment per arbitro in sviluppo – sia naufragato, così come si spiega perché molti arbitri nelle categorie regionali siano abbandonati a loro stessi dopo la gara di esordio.

Sempre a partire dallo stesso anno, anche il supporto agli arbitri nazionali ha subito una poderosa battuta d’arresto. In occasione dei corsi di aggiornamento nazionali, l’RDO si trovò nelle condizioni di dover comunicare agli assessor il blocco totale della loro attività, almeno fino al successivo gennaio. La controproposta di svolgere attività volontaria e a titolo gratuito, pur di garantire il monitoraggio ed il supporto degli arbitri nazionali, non fu presa in considerazione. Quanto all’attività dei Coach, essa smise di essere coordinata già dal 2010-2011.

Attualmente, gli arbitri nazionali, dalla serie C1 alla serie A, vengono valutati sporadicamente. Raccogliamo, infatti, varie segnalazioni di una o due visionature nell’intera stagione, a fronte di almeno 8 gare dirette a livello nazionale. Si comprende, quindi, la comune sensazione di casualità degli interventi valutativi, di mancanza di parametri per studiare ed attuare il proprio percorso di crescita, dell’assenza di una programmazione per lo sviluppo degli arbitri.

La situazione è preoccupante ed il danno inflitto alla classe arbitrale è ingente. E’ ormai ben nota l’assenza di italiani nel Panel degli arbitri internazionali, aggravata dall’assenza di designazioni (anche solo in veste di Assistente Arbitro) nel 6 Nazioni 2018 [1]. In PRO14, siamo scesi da tre a un solo arbitro designato per le gare della competizione celtica. In più, nel 6 nazioni U20, torneo utilizzato come “palestra” per lo sviluppo degli arbitri internazionali, da oltre due anni non viene designato alcun italiano [1]. Un depauperamento spaventoso e profondo delle risorse umane del movimento arbitrale italiano, la totale perdita di controllo sulle esigenze formative e didattiche e il danno di avere arbitri potenzialmente validi che, sentendosi abbandonati e senza prospettive, lasciano la carriera precocemente.

Tutto questo, in conseguenza allo smantellamento dell’attività di tutor, assessor e coach, di fatto realizzato tramite i ritocchi alla spesa per il settore arbitrale. Nonostante non se ne parli diffusamente, infatti, la scure dei tagli imposti dall’alto all’attività arbitrale ha toccato anche questo settore, con le conseguenze sopra descritte. Le motivazioni, dal risibile [2] risparmio alla presunta futilità di tale attività, risultano oggettivamente non condivisibili e dimostrano una profonda non conoscenza delle dinamiche della formazione arbitrale.

Non è contemplabile, per un movimento che aspiri a competere con le Union del 6 Nazioni, avere arbitri non seguiti, non valutati e di cui non si abbia idea di come stiano operando sul campo.

Fonti:
[1] www.federugby.it , Cnar, Designazioni Internazionali s.s. 2017/2018  e precedenti
[2] Tabella rimborsi arbitrali, in vigore dal 01/10/2014, non più disponibile sul sito FIR. Da tale documento si evince che per una visionatura regionale viene corrisposto un rimborso forfettario di 50€, che diventano 90€ se l’attività è nazionale, indipendentemente dalla distanza dalla residenza dell’osservatore al luogo della gara.

“Progetto Tutor” e “Coach”

Successivamente alla prima fase di formazione, in cui si apprendono i fondamenti tecnici del gioco e dell’arbitraggio, la crescita degli arbitri deve affrontare il delicato passaggio alla fase di sviluppo. Per far fronte alla richiesta di arbitri di alto livello sempre più giovani, a partire dal 2005-2006 è stato avviato il cosiddetto “Progetto Tutor”. In ogni regione, agli arbitri ritenuti idonei ad intraprendere il percorso di sviluppo, veniva affiancato un tutor, con il compito di accelerarne il percorso di crescita. Al termine della stagione di affiancamento, durante la quale si era visionati almeno cinque volte dal tutor ed almeno tre da un assessor nazionale, veniva formulato un giudizio preliminare sull’idoneità dell’arbitro ad essere proposto per le categorie nazionali. Successivamente, sulla scorta delle valutazioni di tutor ed assessor,  la CNAr emetteva il giudizio finale: l’arbitro poteva essere promosso o restare in regione.

In questo modo, venivano formati gli arbitri che andavano a dirigere le gare a partire dalla serie B, serie A femminile e dell’allora esistente U20 “gruppo 1”, di competenza nazionale. Il percorso formativo, tuttavia, non terminava con questo passaggio. Il monitoraggio degli arbitri nazionali ad opera degli assessor, infatti, aveva sì lo scopo di fornire alla CNAr dati aggiornati sulla qualità delle prestazioni espresse sul campo, ma non risultava sufficiente per perfezionare le abilità arbitrali. Fu istituita, in maniera del tutto analoga alle altre Union,  la figura del “Coach referee”, apparentemente simile al tutor, ma col compito di terminare lo sviluppo delle abilità dell’arbitro ed affrontarne il perfezionamento.

Tanto nel progetto tutor quanto nell’attività dei coach, di fondamentale importanza era il coordinamento. Coach e tutor, oltre ad avere un continuo dialogo con i propri allievi, lavoravano in sinergia tra essi e con i propri referenti – l’RDO ed il responsabile del Progetto Tutor. In questo modo, fu possibile basare la formazione su principi e linee guida condivisi, elemento essenziale per l’ottenimento della “consistenza”, o “uniformità di giudizio”, da parte degli arbitri.

Oltre a questo – fondamentale – aspetto, fu possibile avviare un processo virtuoso di confronto tra formatori, che contribuiva al loro continuo aggiornamento tramite acquisizione e condivisione di competenze.

Parallelamente, nel 2008, nasceva l’Accademia Nazionale Arbitri, con sede a Tirrenia, in cui di anno in anno venivano inseriti 6-7 nuovi giovani, selezionati per potenzialità e disponibilità. Essa prevedeva un percorso formativo triennale, strutturato in incontri mensili di quattro giorni, la cui finalità era la preparazione degli arbitri per l’”alto livello”.

La valutazione complessiva dei risultati di questa struttura formativa richiederebbe una lunga analisi. E’ innegabile, tuttavia, la spinta che essa ha dato. Il processo di abbassamento dell’età media degli ufficiali di gara in tutte le categorie è stato notevolmente accelerato e i beneficiari di questo percorso sono arrivati a dirigere gare internazionali (PRO 12, FIRA – Rugby Europe, 6 Nazioni U20).

Questa spinta è stata ottenuta grazie alla progettazione dell’attività didattica, alla programmazione e all’acquisizione di feedback, fattori chiave in ogni ambito formativo, in particolare per quanto ideato dalla CNAr. Il processo virtuoso era stato avviato e stava producendo risultati interessanti. L’attività dei coach terminò di essere coordinata a partire dal 2010-2011 ed il “Progetto Tutor” non è più attivo, attualmente. Sicuramente, il blocco totale, per oltre metà stagione, dell’attività di tutor, assessor e coach imposto alla CNAr nel settembre del 2014 ha segnato l’azzeramento delle progettualità precedenti, momento dal quale la spinta formativa è venuta a mancare. Senza spinta, il livello tecnico degli arbitri è progredito per inerzia, in un percorso competitivo che, per sua natura, è perennemente in salita.

Le figure di supporto per gli arbitri di Rugby

Come si fa a diventare bravi arbitri? Prima di rispondere a questa domanda, è bene capire quali siano gli elementi che caratterizzano l’arbitro di Rugby e quali aree vadano sviluppate in un percorso formativo, sia esso di base o di sviluppo. Gli elementi tecnici dell’arbitraggio si possono racchiudere in tre macro aree: fisica, tecnica e psicologica [1]. Ognuna di queste aree copre una moltitudine di aspetti, come si può vedere nello schema elaborato dalla World Rugby e proposto nei corsi per la formazione e lo sviluppo degli arbitri, [1] e [2]. 

L’arbitro che si appresta ad iniziare la sua attività dovrà essere reso consapevole di quali siano le abilità richieste dall’arbitraggio, abilità che vanno ben oltre la mera conoscenza del regolamento. Dalla consapevolezza, sarà poi possibile studiare il percorso formativo più adatto per colmare le lacune, valorizzare le qualità ed acquisire esperienza, per ambire a dirigere gare di difficoltà e livello via via superiori. Questa consapevolezza si acquisisce naturalmente tramite il confronto con i colleghi e i formatori nelle sezioni, ma soprattutto tramite le istruzioni impartite dagli osservatori: tutor, coach ed assessor.

Di cosa si occupano queste figure? Alcuni arbitri che hanno acquisito esperienza e competenze, giunti al termine della propria carriera, scelgono di contribuire alla formazione dei giovani colleghi, iniziando a trasmettere la propria esperienza e le nozioni via via acquisite ai colleghi più giovani. I tutor intervengono nella fase iniziale della crescita dell’arbitro, accompagnandolo e guidandolo nelle sue prime gare. Coach ed assessor intervengono nella fase successiva. I primi seguono l’arbitro per perfezionarne le abilità, come dei veri e propri istruttori personali. I secondi lo valutano, fornendogli un quadro completo ed oggettivo sul suo modo di arbitrare, evidenziando i suoi punti di forza e di debolezza. 

Tutor, coach ed assessor svolgono un ruolo fondamentale: oltre a condividere la propria esperienza e a facilitare l’apprendimento, forniscono all’arbitro informazioni provenienti da un punto di vista esterno. Per propria natura, l’errore tecnico dell’arbitro (errato posizionamento, errata valutazione, svista, ecc.) non può essere individuato dall’arbitro stesso, dal suo punto di vista interno: è proprio questo punto di vista che ha portato all’errore. Grazie ai riscontri degli osservatori, l’arbitro potrà avviare il processo di analisi delle proprie aree tecniche e studiare le necessarie correzioni.

Inoltre, proprio grazie alle indicazioni fornite in maniera uniforme dagli osservatori, si può  ottenere la tanto desiderata consistenza, ossia l’uniformità di giudizio e di comportamento di tutti gli arbitri, elemento necessario per facilitare il gioco delle squadre.

Queste figure di supporto sono presenti in tutte le Union, specialmente in quelle di maggior livello, e ne viene riconosciuta l’importanza imprescindibile per la formazione degli arbitri [1], [2]. La loro attività ha inoltre permesso la creazione di nuovi canali e di nuove metodologie per la formazione, che hanno notevolmente accelerato il processo di crescita degli arbitri. 

Il contributo degli osservatori alla crescita degli arbitri è innegabile, al pari della passione, dedizione, pazienza ed umiltà con cui svolgono il loro ruolo. Nessuna migliore descrizione ne può esser data, se non tramite le parole di uno di loro, che abbiamo conosciuto all’estero, con cui concludeva le sue osservazioni sulla prestazione di un nostro collega. “Referees are the unsung heroes of the sport we all love. Without your dedication and commitment, there would be no game, no spectators, and the game would die away. People like you […] is the reason why I volunteer my experience and time…thank you.

Fonti:

[1] World Rugby, “Officiating – Level 1”

[2] World Rugby, “Officiating – Level 2”

A breve seguirà la seconda parte di questo contributo, in cui analizzeremo anche la situazione italiana.

Sarebbe molto interessante se il Presidente della CNAr volesse confrontarsi con noi –  e nostro tramite con tutti gli arbitri italiani – su questi ed altri temi, rispondendo ad una nostra intervista… ci stiamo lavorando…!

Restate connessi!

A tutti gli Associati ed alle Vostre famiglie, nel frattempo, un augurio per una Pasqua serena.

29/03/2018

Il delicato tema dei rimborsi

ARIA ha realizzato uno studio volto ad analizzare le tempistiche con cui vengono corrisposti i rimborsi spese agli arbitri di rugby.

Occorre precisare che di rimborsi si tratta, poiché nella gran parte dei casi – ed in particolare per gli arbitri regionali – quella che viene definita “diaria” risulta appena sufficiente a rimborsare le spese sostenute per recarsi sui campi da gioco.
Si tratta infatti di spese vive, che gli arbitri anticipano per andare a svolgere la loro funzione, che debbono essere coperte con un gettone fisso, indipendente dalla distanza percorsa.

Lo studio copre le annate dal 2011 al 2017, poiché il dato per la stagione 2017-2018 non è ancora attendibile, e rappresenta una media nazionale, che tiene debitamente conto di casi estremamente positivi e negativi.

Nei grafici sono riportate le tempistiche medie di liquidazione (in giorni) a partire dalla data della prestazione. Sono state separate le prestazioni di competenza dei comitati regionali da quelle nazionali (dalla C1 in su).

Si nota immediatamente l’aumento delle tempistiche. Le categorie nazionali, inizialmente liquidate in 34 giorni, hanno più che raddoppiato il tempo di attesa. Analogo discorso per i regionali, passati da 60 giorni a 100: quasi tre mesi e mezzo, in media.

Oltre al tempo medio intercorrente tra prestazione e rimborso delle spese sostenute, c’è un altro dato importante, che spiega la percezione di abbandono fortemente sentita a livello regionale.

Ciò che si registra è anche un enorme aumento della variabilità di questi dati (valutata semplicemente tramite deviazione standard), visibile nel grafico, ed indicata in tabella. Si è passati da 16 giorni di variabilità per i nazionali (10 per i regionali) a quasi 80. Un esempio, per capire la situazione. Una prestazione regionale, nel 2011/2012, veniva liquidata da 50 a 70 giorni dopo. Attualmente, il rimborso può arrivare il mese successivo o sei mesi dopo. Tradotto in termini semplici: la tempistica media, oltre che allungarsi, è divenuta inattendibile.

La variabilità ha un peso notevole a tutti i livelli. Specialmente gli arbitri più giovani si trovano a dover anticipare con i propri mezzi – o talvolta chiedendo il supporto della propria famiglia – le spese di viaggio, che possono divenire rilevanti. Molti giovani U25, infatti, già appartengono alle categorie nazionali e debbono affrontare trasferte sull’intero suolo nazionale, con costi complessivi che, cumulandosi, possono arrivare ad alcune migliaia di euro. Essi vengono restituiti mesi dopo, senza interessi, né commissioni di scoperto, e senza date di rientro attendibili.

Come anticipato, i dati per il 2017/2018 sono parziali e, pertanto, non sono stati inclusi nello studio. Tuttavia, dalle informazioni che giungono da tutte le regioni italiane, si evince che gli arbitri ad oggi registrano un’esposizione fino all’80% delle gare sinora svolte a livello nazionale – ossia solo una su cinque è stata rimborsata – da inizio stagione sportiva, che supera il 90% a livello regionale.

L’attività arbitrale, sostanzialmente, è svolta grazie al finanziamento anticipato degli arbitri stessi. I quali, pazientemente, talvolta accusati di pensare più al denaro che al Rugby, scendono in campo ed arbitrano al meglio delle proprie possibilità. Comunque.

Attiva la convenzione con Autogrill

Come annunciato nelle scorse settimane, ARIA ha stipulato una convenzione con la Autogrill Italia S.p.A. a beneficio dei propri associati.

La convenzione è valida presso i locali sotto le insegne “Ciao”, “Spizzico”, “Bar snack”, “Bistrot” ed “Eataly Secchia ovest”, gestiti direttamente da Autogrill Italia S.p.A. lungo la rete autostradale, sulla viabilità ordinaria e presso gli aeroporti di Torino Caselle, Milano Linate, Milano Malpensa, Orio al Serio, Roma Fiumicino, Bologna “G. Marconi”.

Tramite la procedura che gli Associati stanno ricevendo via mail sarà possibile ottenere uno sconto pari al 10% presso tutti i local Autogrill Italia. Occorrerà registrarsi sul sito myautogrill.it  attraverso un link dedicato ad ARIA e scaricare l’apposita App.

La promozione non si applica ai locali in franchising.

Come sempre, la convenzione è attiva 7 giorni su 7, indipendentemente dallo svolgimento di attività arbitrale.