“Progetto Tutor” e “Coach”

Successivamente alla prima fase di formazione, in cui si apprendono i fondamenti tecnici del gioco e dell’arbitraggio, la crescita degli arbitri deve affrontare il delicato passaggio alla fase di sviluppo. Per far fronte alla richiesta di arbitri di alto livello sempre più giovani, a partire dal 2005-2006 è stato avviato il cosiddetto “Progetto Tutor”. In ogni regione, agli arbitri ritenuti idonei ad intraprendere il percorso di sviluppo, veniva affiancato un tutor, con il compito di accelerarne il percorso di crescita. Al termine della stagione di affiancamento, durante la quale si era visionati almeno cinque volte dal tutor ed almeno tre da un assessor nazionale, veniva formulato un giudizio preliminare sull’idoneità dell’arbitro ad essere proposto per le categorie nazionali. Successivamente, sulla scorta delle valutazioni di tutor ed assessor,  la CNAr emetteva il giudizio finale: l’arbitro poteva essere promosso o restare in regione.

In questo modo, venivano formati gli arbitri che andavano a dirigere le gare a partire dalla serie B, serie A femminile e dell’allora esistente U20 “gruppo 1”, di competenza nazionale. Il percorso formativo, tuttavia, non terminava con questo passaggio. Il monitoraggio degli arbitri nazionali ad opera degli assessor, infatti, aveva sì lo scopo di fornire alla CNAr dati aggiornati sulla qualità delle prestazioni espresse sul campo, ma non risultava sufficiente per perfezionare le abilità arbitrali. Fu istituita, in maniera del tutto analoga alle altre Union,  la figura del “Coach referee”, apparentemente simile al tutor, ma col compito di terminare lo sviluppo delle abilità dell’arbitro ed affrontarne il perfezionamento.

Tanto nel progetto tutor quanto nell’attività dei coach, di fondamentale importanza era il coordinamento. Coach e tutor, oltre ad avere un continuo dialogo con i propri allievi, lavoravano in sinergia tra essi e con i propri referenti – l’RDO ed il responsabile del Progetto Tutor. In questo modo, fu possibile basare la formazione su principi e linee guida condivisi, elemento essenziale per l’ottenimento della “consistenza”, o “uniformità di giudizio”, da parte degli arbitri.

Oltre a questo – fondamentale – aspetto, fu possibile avviare un processo virtuoso di confronto tra formatori, che contribuiva al loro continuo aggiornamento tramite acquisizione e condivisione di competenze.

Parallelamente, nel 2008, nasceva l’Accademia Nazionale Arbitri, con sede a Tirrenia, in cui di anno in anno venivano inseriti 6-7 nuovi giovani, selezionati per potenzialità e disponibilità. Essa prevedeva un percorso formativo triennale, strutturato in incontri mensili di quattro giorni, la cui finalità era la preparazione degli arbitri per l’”alto livello”.

La valutazione complessiva dei risultati di questa struttura formativa richiederebbe una lunga analisi. E’ innegabile, tuttavia, la spinta che essa ha dato. Il processo di abbassamento dell’età media degli ufficiali di gara in tutte le categorie è stato notevolmente accelerato e i beneficiari di questo percorso sono arrivati a dirigere gare internazionali (PRO 12, FIRA – Rugby Europe, 6 Nazioni U20).

Questa spinta è stata ottenuta grazie alla progettazione dell’attività didattica, alla programmazione e all’acquisizione di feedback, fattori chiave in ogni ambito formativo, in particolare per quanto ideato dalla CNAr. Il processo virtuoso era stato avviato e stava producendo risultati interessanti. L’attività dei coach terminò di essere coordinata a partire dal 2010-2011 ed il “Progetto Tutor” non è più attivo, attualmente. Sicuramente, il blocco totale, per oltre metà stagione, dell’attività di tutor, assessor e coach imposto alla CNAr nel settembre del 2014 ha segnato l’azzeramento delle progettualità precedenti, momento dal quale la spinta formativa è venuta a mancare. Senza spinta, il livello tecnico degli arbitri è progredito per inerzia, in un percorso competitivo che, per sua natura, è perennemente in salita.

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